lunedì 24 febbraio 2014

Rocco Hunt - Nu juorno buono

I Rapper i nuovi Cantautori Italiani




 

Dal sito Corriere della sera - spettacoli

Il fenomeno Dai successi sul web a realtà discografica, la crescita dell'hip hop

Fabri Fibra e i nuovi rapper:
«Noi gli eredi dei cantautori»

«Raccontiamo l'Italia, quelli dei talent durano poco
Vasco, Liga e la Pausini sono il qualunquismo dell'immobilità»

MILANO - Non lo sentirete in radio e non lo vedrete in tv. Ma sarà l'anno dell'hip hop. I grandi network (Deejay e 105 esclusi) non hanno mai aperto le loro frequenze al rap. Che si è fatto strada su Internet, attraverso YouTube in particolare, fino a diventare l'unico genere che tiene testa ai talent show fra i ragazzi tra i 14 e i 24 anni.
Fabri FibraFabri Fibra
Il suo punto di forza è la capacità di raccontare l'Italia di oggi e di intercettare il malessere delle nuove generazioni. Come negli anni 70 facevano i cantautori, oggi ripiegati su se stessi e sul proprio piccolo mondo emotivo. «Tecnicamente non siamo i nuovi cantautori perché il rapper non si scrive le basi musicali, ma se quella categoria indica gli artisti che fanno riflettere sulla società con un testo allora la definizione è giusta», analizza Fabri Fibra, il numero 1 del settore. «Quelli dei talent durano poco e quindi non sono veramente pop - aggiunge -. Vasco, Liga e Pausini: basta vedere i loro Facebook pieni di banalità tipo "sono vicino alle vittime del terremoto", sono il qualunquismo che vuole mantenere le cose ferme. Noi siamo l'alternativa». Una delle prima novità dell'anno porta la sua firma: esce il 31 gennaio «Non è gratis» a nome Rapstar, collaborazione con Clementino, emergente napoletano cresciuto a freestyle e teatro. «Quando ci sono i soldi la gente va in discoteca - continua Fabri -. Se c'è crisi, invece, cerca la musica vera. Il rap è la colonna sonora di questo momento segnato da lobbysmo e massoneria. Parole che trent'anni fa facevano paura e oggi accettiamo perché si è abbassato il livello di guardia».
L'Italia arriva in ritardo e in controtendenza con il calo di popolarità che il rap vive altrove. Dopo la mosca bianca Jovanotti («Sbaglia chi non riconosce il suo ruolo», dice Fibra) e una prima fiammata negli anni 90 con Articolo 31, 99 Posse, Frankie Hi Nrg e Sangue Misto, ci sono stati dieci anni di vuoto. Se il rap funzionava, vedi Eminem, arrivata da fuori confine. Nel 2006 la ripartenza. Unico sopravvissuto J-Ax, oggi padre nobile del movimento. Che subito dietro Fibra ha come colonne i Club Dogo e Marracash, gli unici a respirare l'aria della Top 10. La certificazione arriva da Tiziano Ferro: «Il disco italiano del 2011 è quello di Marracash e lui è uno dei nostri più forti autori di testi». Modi diversi di raccontare l'Italia. Pugni nello stomaco tirati con ironia e spirito da cronista da Fabri, Marra (che da marzo presenterà «Spit», show di Mtv dedicato alle sfide fra rapper) è maestro di vocabolario, coca e veline sono il mondo criticato (ma anche vissuto) dai Dogo. Tutto senza filtri o censure. «Il rap spettacolarizza ed esagera gli stili di vita, come i colori forti in un quadro. Ma se la realtà è volgare, basta ascoltare Emilio Fede nei fuorionda, le parolacce in una canzone sono realistiche», prosegue Fibra.
La prossima ondata? Le rime improvvisate del freestyle sono come il pianobar per i cantanti o la cantina per i gruppi rock, i mixtape distribuiti gratis via Internet e i video su YouTube sono i biglietti da visita, i demo di una volta. La cosa difficile è fare il salto di qualità con un disco. Con 10 milioni di video visti su YouTube, Emis Killa è più di una promessa. Classe 1989, campione italiano di freestyle, il 24 gennaio pubblica il primo album ufficiale, «L'erba cattiva» con le partecipazioni di Fabri Fibra, Marracash e Guè Pequeno (Club Dogo) e la produzione di una vecchia volpe della scena come Fish. Di cui a marzo uscirà il terzo album e nella cui scuderia sono al lavoro le lingue veloci e affilate del torinese Ensi e del romano Rancore. Fra i «protetti» dei Dogo si segnala Salmo: arriva dalla Sardegna, mischia hip hop con hardcore, dub e metal, e i suoi video (spesso indossa una maschera da teschio) fanno invidia a quelli internazionali.
Insomma, il rap parla italiano. «Non c'è più il mito americano», conferma Fibra. Le star mondiali come Lil' Wayne, oltre 2 milioni di dischi quest'anno negli Usa con «Tha Carter IV», e la coppia Jay Z-Kanye West (solo negli States un milione di cd), da noi non superano le 5 mila copie quando Fibra ne vende più di 80, Marra 30, i Dogo quasi 20 (15 mila i progetti paralleli di Guè Pequeno e Don Joe).
Made in Italy anche nell'abbigliamento: resistono i marchi storici come Adidas, Nike e Reebok, ma i bragoni oversize, i catenoni e i marchi a stelle e strisce hanno lasciato il posto a Dolce & Gabbana e Gucci. «Ma è presto per parlare di una scena hip hop capace di creare cultura e posti di lavoro - aggiunge l'artista -. Per quella ci vorrebbe una società multietnica. Noi rimandiamo indietro i barconi, abbiamo la Lega e ci stupiamo se nel 2011 il presidente della Repubblica dice che chi nasce in Italia dovrebbe essere considerato italiano».
Però non ci sono donne a fare rime. «La cultura dominante ci fa vedere in tv un certo tipo donna - conclude Fibra - che non ha nulla a che vedere con i messaggi forti di vita vissuta veicolati dal rap. Però, se la Minetti raccontasse le sue esperienze invece che fare politica, finirebbe dritta al numero 1».
Andrea Laffranchi

sabato 15 febbraio 2014

PEPPE VOLTARELLI - ROMANZO CANTATO E NUOVO ALBUM



Un libro e un nuovo album per l’eclettico artista Peppe Voltarelli.
Il Caciocavallo di bronzo è un romanzo cantato e suonato, un libro in cui si celebra la Calabria dentro e fuori se stessa.

 In un paese immaginario vogliono costruire
un monumento al Caciocavallo.
Per celebrare la storia di un popolo
e per cantare la sua rivincita.
Un’idea che fa discutere mentre il tempo si dilata.
Tutto succede lontano
in Argentina in Germania a Parigi.
I personaggi si muovono lungo arterie stradali
bizzarre come mostre d’arte contemporanea.
Fughe volontarie. Traduzioni e inseguimenti.
Politiche di sviluppo.
Imprese di costruzioni e feste patronali.
Calabresità come moda.
Le canzoni sono un segnale una boa delle luci
per riconoscere la strada.









Il nuovo album

Lamentarsi come ipotesi è una riflessione sull'arte, sulla necessità della mescolanza come valore e sulla santificazione delle proprie radici culturali, è un pensiero sulla solitudine che genera la rincorsa al successo e diversi tipi di povertà.

venerdì 31 gennaio 2014

BIBLIOTECHE CALABRIA

UN NUOVO PORTALE PER DIFFONDERE LA CULTURA DELLA BIBLIOTECA PUBBLICA


Il Servizio Bibliotecario Regionale (SBR) è la rete di cooperazione delle biblioteche calabresi, collegato al Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) attraverso il Polo regionale RCA con sede a Vibo Valentia.

 sul sito registrandosi e possibile effettuare il prestito digitale degli eBook.

link:

http://www.bibliotechecalabria.it/SebinaOpac/BibliotecheCalabria.do 


mercoledì 29 gennaio 2014

La decadenza.

In questo periodo in cui tutto sembra incerto e decadente, ci volevamo soffermare sul significato del termine
" decadenza"  per vedere se si puo' identificare dal punto di vista storico questo periodo come decadente.
Il decadere; progressiva diminuzione di prosperità, floridezza, forza, autorità .
Decadenza in un popolo, diminuzione di prosperità soprattutto con riguardo al valore artistico o alle facoltà creative.
In un’istituzione, in una civiltà , perdita o cessazione della titolarità di un potere, di una carica, di un ufficio a seguito del sopravvenire di talune cause che ne impediscono il regolare esercizio.


lunedì 27 gennaio 2014

Pippo Pollina

Pippo Pollina

Il mio nome non è¨ niente, il respiro di un istante, tutta vita che sul mio corpo si disegna, lo accarezza, lo accompagna  luce e veritè . Dove vai tempo che mi illudi? Il mio nome è appartenenza vive solo in una
stanza ma non piange mai..". Questi versi, tratti dal brano, intitolato l'Appartenenza, che dà  il titolo al nuovo omonimo disco del cantautore siciliano Pippo Pollina, in uscita il prossimo 21 gennaio, racchiudono
l'essenza più intima di un artista che ha saputo trasformare il dolore,
legato all'addio all'Italia, nella sua più grande forza. Conosciuto in tutta Europa come il cantore di una generazione che ha visto i più grandi cambiamenti e le più¹ grandi sconfitte dell'Italia e del mondo, Pippo Pollina si racconta a cuore aperto, senza remora alcuna.

Pippo, nelle tue canzoni ci sono le voci, i pensieri, i tormenti di
storie dimenticate, fatti di cronaca, spesso taciuti, e le vite degli
eroi della storia recente. Quali sono gli spazi e gli obiettivi che
intende conquistare la tua musica?

Sostengo da sempre che il mio unico vero obiettivo è¨ quello di riuscire
ad emozionare le persone ma credo che questo sia un pò il desiderio
nascosto di tutti quelli che provano a fare arte . La nostra missione è¨
riuscire a lasciare il segno attraverso una scia di emozioni che
riescano a coinvolgere il pubblico e se riusciamo a farlo, poco importa
quali sono le storie che abbiamo scelto. Nel mio specifico ho sempre
cercato di essere testimone del mio tempo lasciando confluire nei miei
lavori elementi di cronaca e storie particolari, filtrandole, per
restituirle agli altri.


Il tuo nuovo disco, in uscita il 21 gennaio, s'intitola L'Appartenenza:
13 brani, arrangiamenti di spessore e collaborazioni illustri con
artisti come Etta Scollo, Giorgio Conte e Werner Schmidbauer completano
un lavoro intriso di contenuti pregni di significato. Se volessi
spiegare cosa racchiude questo album, attraverso l'uso di una parola
chiave, quale useresti?


In questo album ho cercato di tracciare un'idea, un pò come quando negli
anni 70 c'era un concetto che permeava, univa le canzoni attraverso un
filo rosso. Quest'anno ho compiuto 50 anni e, dato che quest'etè  per me
aveva simbolicamente un significato particolare, ho cercato di tirare un
po’ le reti, di capire quali sono state le cose importanti che hanno
caratterizzato la mia vita fino ad ora,  quali sono le cose che ho
imparato e quelle che intendo coltivare ancora. Ho fatto tutto questo
attraverso13 canzoni in cui ho ridisegnato gli elementi di appartenenza
che mi sono sempre stati cari dal punto di vista sociale, politico,
musicale, etico, artistico. Credo che chi, come me, abbia vissuto in un
luogo e poi abbia voluto o sia dovuto andare via ad una certa età , abbia
vissuto un processo di sviluppo molto particolare. Di conseguenza
ritengo che l'aver tracciato una linea, in grado di connettere degli
elementi di appartenenza, sia molto importante.


La tua anima siciliana ha conquistato il centroeuropea. Sono ormai migliaia
i concerti che hai tenuto in tutto il continente europeo. Come sei
riuscito a conquistare i cuori mittleuropei e come pensi di superare la
barriera dell'omologazione musicale in Italia?


Una cosa che ho scoperto viaggiando è che attraverso la curiosità  e
l'interesse mostrato nei confronti dell'altro e della roba altrui, ho
poi automaticamente portato l'altro ad interessarsi delle mie cose. In
sintesi se desideri che gli altri si interessino a te e a quello che
fai, devi essere tu, in primis, ad aprirti nella comprensione del
diverso, solo in questo modo avviene uno scambio, vero autentico, reale,
fatto di cose concrete e di contenuti, ben diverso da quello su carta o
provocato da interessi specifici che vanno aldilà  della curiosità  verso
l'altro: questo è¨ stato il mio segreto. Grazie a questa reciprocità  si è¨
, dunque, creato questo fertile dialogo interculturale. Per quanto
riguarda L'italia, invece, non vivendo più¹ in questo paese da tanti
anni, ormai, il processo di divulgazione della mia musica  è¨ collegato
alla mia presenza- assenza. In Italia molte cose avvengono attraverso i
contatti personali o comunque attraverso una frequentazione per cui, non
essendo presente in loco, è¨ molto più¹ complesso riuscire a diffondere le
mie cose allo stesso modo però, è¨ anche vero che, grazie al web, è¨
sicuramente più¹ facile ovviare al problema delle distanze. A Febbraio,
poi, terrಠdei concerti proprio in Italia: il 27/02 sarಠa Torino, il
28/02 a Cattolica, l'1/03 a Verona e il 2/03 a Firenze.

Di cosa tratta lo spettacolo teatrale "Ultimo volo" orazione civile per
Ustica?


Lo spettacolo ha una lunga storia alle spalle: è¨ stato commissionato
dalla Regione Emilia Romagna e dalla società  dei parenti delle vittime
della tragedia di Ustica, ed esiste dal 2007, quando ci fu la prima al
Teatro Manzoni di Bologna, città  in cui si trovano anche i resti del
velivolo tragicamente abbattuto nel 1980. Lo spettacolo è¨ un'opera di
teatro musicale, che è¨ stata rappresentata anche in Svizzera, Germania e
Francia,  la quale vedrà  un'ennesima replica ad aprile in Svizzera, in
lingua tedesca. L'opera parla di quanto accadde in quel tragico episodio
e cerca di sublimare, attraverso il teatro dell'emozione, una tragica
vicenda.

L'esilio  più¹ uno spazio di confronto e comprensione o un luogo di
solitudine inquieta?

L'esilio possiede entrambi gli elementi perchè si tratta, al contempo,
di una condizione di non libera scelta, spesso legata ad un pericolo
fisico o morale. Credo che questa sia una scelta sempre più¹ frequente,
soprattutto in Italia, dove lemigrazione è diventata un fenomeno ben
diverso dal passato: si tratta di un'emigrazione culturale, legata al
fatto di non riuscire o non volere più¹ accettare delle regole che la
cultura del potere di questo paese impone. Lidea di cercare un tipo di
vita legata ad altri valori, seppur con grande dolore, ci rende
desiderosi di interpretare la cultura di un'altra società  e credo che
tanta gente oggi s'identifichi in queste parole.

Dal sito www.culturaeculture.it
Raffaella Sbrescia


giovedì 23 gennaio 2014

Papa Francesco: gelosie, invidie e chiacchiere dividono e distruggono le comunità cristiane

I cristiani chiudano le porte a gelosie, invidie e chiacchiere che dividono e distruggono le nostre comunità: è l’esortazione lanciata da Papa Francesco, stamani, nella Messa presieduta a Santa Marta nella sesta giornata di preghiera per l’unità dei cristiani. Ce ne parla Sergio Centofanti:RealAudioMP3

La riflessione del Papa è partita dalla prima lettura del giorno che parla della vittoria degli israeliti sui filistei grazie al coraggio del giovane Davide. La gioia della vittoria si trasforma presto in tristezza e gelosia per il re Saul di fronte alle donne che lodano Davide per aver ucciso Golia. Allora, “quella grande vittoria – afferma Papa Francesco - incomincia a diventare sconfitta nel cuore del re” in cui si insinua, come accadde in Caino, il “verme della gelosia e dell’invidia”. E come Caino con Abele, il re decide di uccidere Davide. “Così fa la gelosia nei nostri cuori – osserva il Papa - è un’inquietudine cattiva, che non tollera che un fratello o una sorella abbia qualcosa che io non ho”. Saul, “invece di lodare Dio, come facevano le donne d’Israele, per questa vittoria, preferisce chiudersi in se stesso, rammaricarsi” e “cucinare i suoi sentimenti nel brodo dell’amarezza”:

“La gelosia porta ad uccidere. L’invidia porta ad uccidere. E’ stata proprio questa porta, la porta dell’invidia, per la quale il diavolo è entrato nel mondo. La Bibbia dice: ‘Per l’invidia del diavolo è entrato il male nel mondo’. La gelosia e l’invidia aprono le porte a tutte le cose cattive. Anche divide la comunità. Una comunità cristiana, quando soffre – alcuni dei membri – di invidia, di gelosia, finisce divisa: uno contro l’altro. E’ un veleno forte questo. E’ un veleno che troviamo nella prima pagina della Bibbia con Caino”.

Nel cuore di una persona colpita dalla gelosia e dall’invidia – sottolinea ancora il Papa - accadono “due cose chiarissime”. La prima cosa è l’amarezza:

“La persona invidiosa, la persona gelosa è una persona amara: non sa cantare, non sa lodare, non sa cosa sia la gioia, sempre guarda ‘che cosa ha quello ed io non ne ho’. E questo lo porta all’amarezza, un’amarezza che si diffonde su tutta la comunità. Sono, questi, seminatori di amarezza. E il secondo atteggiamento, che porta la gelosia e l’invidia, sono le chiacchiere. Perché questo non tollera che quello abbia qualcosa, la soluzione è abbassare l’altro, perché io sia un po’ alto. E lo strumento sono le chiacchiere. Cerca sempre e vedrai che dietro una chiacchiera c’è la gelosia e c’è l’invidia. E le chiacchiere dividono la comunità, distruggono la comunità. Sono le armi del diavolo”.

“Quante belle comunità cristiane” – ha esclamato il Papa – procedevano bene, ma poi in uno dei membri è entrato il verme della gelosia e dell’invidia e, con questo, la tristezza, il risentimento dei cuori e le chiacchiere. “Una persona che è sotto l’influsso dell’invidia e della gelosia – ribadisce – uccide”, come dice l’apostolo Giovanni: “Chi odia il suo fratello è un omicida”. E “l’invidioso, il geloso, incomincia ad odiare il fratello”. Quindi, conclude:

“Oggi, in questa Messa, preghiamo per le nostre comunità cristiane, perché questo seme della gelosia non venga seminato fra noi, perché l’invidia non prenda posto nel nostro cuore, nel cuore delle nostre comunità, e così possiamo andare avanti con la lode del Signore, lodando il Signore, con la gioia. E’ una grazia grande, la grazia di non cadere nella tristezza, nell’essere risentiti, nella gelosia e nell’invidia”.