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venerdì 8 luglio 2016

Sagra del fico d'india a Scandale .


Era  tradizione nel mese di settembre (per le prime edizioni) poi spostata all'ultimo sabato di agosto, organizzare la Sagra del fico d'India, a cura della Pro Loco di Scandale .
 È la sagra nata attraverso i racconti che si tramandano di generazione in generazione sulla raccolta e la vendita di questo particolare frutto.
“Si racconta che negli anni cinquanta quando l'economia della maggior parte delle famiglie di Scandale era agricola, i contadini di Scandale barattavano i fico d'india nei vari mercati del Marchesato con patate, con verdura,e con altri prodotti della terra quindi ai fichi d'india di Scandale era riconosciuta una qualità esclusiva”
Tantissima la gente che veniva a Scandale  da tutta la provincia, e non solo, per assaggiare un po' di risotto al fico d'India, o magari una coppetta di gelato, passando per il liquore, ai vari dolci.

mercoledì 6 luglio 2016

Romano Cizza - Un ricordo di Ezio Scaramuzzino

 

(Romano Cizza)

Gli anni perduti

Sono al paese, che non rivedo da un po’ di tempo. Non mi è facile trovare un posteggio, cosa una volta facilissima. Giro tutt’intorno, in lungo e in largo, e alla fine  trovo un angolino in piazza Oberdan, di fianco alla colonnina del carburante, dove una volta le auto si fermavano a fare il pieno con un paio di migliaia di Lire. Gaetano Citriniti, il gestore, interrompeva ogni altra attività del suo multiforme esercizio commerciale ed accorreva ogni volta che qualche autista impaziente lo chiamava a colpi di clacson. Ricordo le risate tra amici, quando qualcuno raccontava del contadino che, vista per la prima volta quella colonnina che misurava il carburante con delle lancette, si fermò a regolare il suo orologio. Ora Gaetano non c’è più, anche la pompa di benzina sembra abbandonata ed è chiusa anche la porta di quella sua cantina, dove una volta tanti paesani andavano a bere un bicchiere di vino, magari con un rametto di sedano che faceva capolino da una delle tasche della giacca.
Fa molto caldo e il sole picchia in maniera inclemente sulle persone e sulle cose. Ho bisogno di un po’ d’ombra e mi dirigo sul lato opposto della piazza, sulla veranda, dove una volta era l’ingresso del Bar Centrale. In quel bar, ancora ragazzo, ho giocato le mie prime partite di Terziglio e, insieme con gli amici di un tempo, ho dato alimento ai primi sogni della mia vita. Lì ho conosciuto alcune persone, che ricordo ancora con gratitudine e simpatia, come l’avvocato Giuseppe Barca  o il truffatore Cesarino Moncalvo. Lì ho trascorso una parte della mia giovinezza ad osservare il passeggio sulla piazza antistante o a scambiare quattro chiacchiere con Gigi Paparo, il proprietario del bar. Gigi gestiva contemporaneamente il bar ed un negozio di alimentari posto sul retro e correva da una parte all’altra, sempre con una biro appoggiata sull’orecchio destro, che afferrava velocemente  per fare conti e riponeva subito dopo in miracoloso equilibrio. Quando c’erano pochi avventori ed il lavoro era ridotto al minimo, Gigi ne approfittava per leggere la sua immancabile ed amata Domenica del Corriere, che teneva sempre al suo fianco e che metteva a disposizione dei clienti solo quando usciva il nuovo numero. Ricordo ancora con affetto Gigi, che sarebbe scomparso prematuramente, lasciando nel dolore la moglie e i tre figli.

Sulla veranda non ci sono più le sedie e i tavolini di un tempo e la porta di ingresso è malinconicamente chiusa. Mi siedo all’ombra sul marciapiede antistante e osservo da lontano, sul lato opposto della piazza, le finestre e la porta chiusa del Bar Sportivo. Solo l’insegna in alto, scolpita in cemento, ricorda che lì c’era un altro ritrovo di noi giovani, che vi andavamo a giocare al flipper o al calcio balilla. Il gestore era un giovane come noi, Gaetano, e passava più tempo con noi a giocare, che dietro il bancone a servire i rari clienti. Si giocava molto al flipper allora e il premio per il vincitore dei vari tornei era quasi sempre una piccola torta Fiesta, che vinsi più di una volta, suddividendola poi con gli amici e bevendoci sopra un bicchiere di birra. Gaetano un giorno, assunto come vigile urbano, avrebbe cessato di fare il barman, preferendo giustamente lo stipendio modesto, ma sicuro, alla fine del mese, piuttosto che gli incassi aleatori della sua attività commerciale.

Mi alzo  e mi incammino lungo viale Puccini, la strada della mia fanciullezza. Su quella strada abitavano i Garieri, i De Biase, i Tallarico. Vedo venirmi incontro Peppe Coriale, detto “’U Zaré”. Faccio un rapido calcolo e penso che dovrebbe essere ultracentenario , mentre la sua immagine sembra essersi fermata  al tempo di quando io ero bambino. Mi sorride e io ricordo di quando, ragazzo, sotto un grande albero posto di fronte casa mia, in Estate,  gli leggevo la novella di Mazzarò e lui ascoltava incantato ed affascinato. E non si stancava mai e mi chiedeva di leggergli e raccontargli ancora una volta la novella di Mazzarò, che da uomo povero e miserabile era finito col diventare il padrone di tutto il paese. Questa volta però Peppe non mi chiede di raccontargli ancora una volta quella storia. Mi tocca sulle braccia, come se volesse controllare la mia consistenza, poi si limita ad accennare un saluto con la mano e infine, silenziosamente, scivola via. Mi giro indietro a seguire con lo sguardo il suo cammino e non lo vedo più, come se  si fosse dissolto nella nebbia del tempo.
Arrivo allo spiazzo antistante la cappelletta di San Leonardo. Nella luce accecante del primo pomeriggio ho l’impressione di vedere sull’uscio di casa Nonna Betta, vispa e incline a scherzare un po’ con tutti, ma che non sopportava in alcun modo gli schiamazzi e gli strilli dei bambini. Quante storie con lei e quante fughe, quando  ci inseguiva con la scopa e ci costringeva ad interrompere i nostri giochi! Altri tempi e altri trastulli, quelli della mia fanciullezza, quando ci bastava poco per essere felici e un semplice ramo appuntito bastava a farci sentire invincibili come Zorro. Costruivamo degli aquiloni ritagliando la carta dei giornali, che poi incollavamo con farina e acqua. Eppure quegli aquiloni, incredibilmente pesanti, volavano e si libravano in aria leggeri come farfalle: forse erano sospinti in alto  dai nostri desideri di fanciulli che si affacciavano alla vita. Mi volto  a guardare ancora nonna Betta, ma l’uscio è deserto e ho l’impressione di avvertire soltanto il cigolio lamentoso di  un’anta che sembra richiudersi su se stessa. 
Sulla sinistra, ad una biforcazione, c’è un viale che porta all’edificio scolastico, dove tanti anni fa ho mosso i primi passi di insegnante. Non opero alcuna scelta nel decidere la mia direzione e  muovo i miei passi verso quel viale. Non so perché succeda: forse sono alla ricerca della mia identità perduta, forse voglio solo recuperare le ombre e i fantasmi di una vita che non c’è più. Sollevo gli occhi e vedo una signora che mi sorride e mi saluta. Qualche piccola ruga che increspa il suo volto non mi impedisce di riconoscerla:è Marilù. Mi prende sottobraccio  e mi invita dolcemente a ritornare indietro. Vorrei farle tante domande, chiederle dove si trova, dirle che l’ho ricordata a lungo, ma mi accorgo che un pizzico di emozione, ancora dopo tanti anni, mi rende impreparato e incredulo. Camminando, ci guardiamo in silenzio:lei è ancora bella, come una volta, come in quella Primavera di tanti anni fa, quando entrambi eravamo meravigliati della nostra felicità e procedevamo insieme, senza sapere e senza preoccuparci di quello che la vita ci avrebbe riservato. Quando ci fermiamo, Marilù si stacca dolcemente dal mio braccio, mi accarezza il volto, continua a sorridere, si allontana e infine sembra dissolversi, ombra tra le ombre. Non la vedo più.
Affronto una leggera salita, quella che  porta verso la strada Nazionale. Ho voglia di fermarmi un pochino e mi appoggio ai tubi e al muretto basso dove una volta, in Estate, ascoltavamo tutti insieme le avventure dell’avvocato Barca. Vedo arrivare in lontananza Romano, Romano Cizza, e ho un tuffo al cuore. Quanti giorni della nostra vita abbiamo trascorso insieme! Quanti ricordi! Caro Romano! Come è possibile che tu sia qui? Viene con decisione verso di me e, quando mi è accanto, gli chiedo degli altri. Gli dico che ogni tanto vedo Totò al paese, ma gli altri, gli altri certo, Ciccio e Nino Simbari, Ciccio Rizzuto, e Totò Rizzuto, “il capitano” come lo chiamavamo, e Leonardo e Mimmo, e tutti gli altri, dove sono? Eravamo partiti  insieme, quasi tenendoci per mano, per affrontare meglio le tempeste e poi ci siamo persi, lungo le strade e i sentieri della vita. Romano mi sorride mestamente, ma non parla e si avvia da solo lungo la strada. Istintivamente mi viene voglia di seguirlo, per fargli altre domande, per chiedergli se ha qualche rimpianto, qualche desiderio. Vorrei anche chiedergli se ha  qualche segreto da svelarmi ora che, nella sua condizione, avrà certamente capito  il senso della vita e ancora  se si trova bene dove si trova. Romano si gira improvvisamente, mette un dito sulle labbra, come per suggerirmi il silenzio, e con la mano mi fa chiaramente capire che non debbo seguirlo.
Avverto un senso di smarrimento e di vertigine e, mentre mi appoggio ai tubi del muretto basso, chiudo strettamente gli occhi. Li riapro con fatica, perché la luce del sole intorno è ancora abbagliante, e vedo che accanto a me c’è un bambino. Avrà sei o sette anni quel bambino e mi guarda con l’atteggiamento di un monello di strada, quasi con un senso di sfida. Poi mi fa marameo con la mano sinistra, puntando il pollice sul suo nasino affusolato e con la destra accenna un saluto. Lo osservo con attenzione:ha i capelli castani, qualche ricciolo in testa, le guance paffute, dei pantaloncini  sporchi di sabbia, un ginocchio sbucciato, una fionda che fa capolino dalla tasca posteriore.”Mi riconosci?”, mi chiede. Gli rispondo gentilmente che, purtroppo, non so chi sia. E lui ancora: “Possibile che non mi riconosci?”. Lo guardo ancora e noto che sulla palpebra sinistra ha una piccola cicatrice, quasi impercettibile. E allora lo riconosco: è lui, giunto fino a me attraverso i  sentieri del tempo e dello spazio. Allungo una mano e gli scompiglio affettuosamente i capelli, lo accarezzo, prendo la sua piccola mano.
Vorrei tanto trattenerlo con me, perché l’ho tanto cercato. Ma in lontananza appare una giovane donna  e mi accorgo che ci sta osservando . Una strana ed improvvisa folata le scompiglia i capelli che ondeggiano al vento. Lei si aggiusta i capelli e con una voce dolcissima chiama a lungo: ”Ezioooooo…”. Rivedo in un attimo, come in un flashback, la mia vita, gli anni perduti. Il bambino lascia dolcemente la mia mano. “Debbo andare”, mi dice. Poi se ne va e si dirige verso quella giovane donna, porgendole la sua piccola mano. Entrambi si avviano, si girano indietro per l’ultima volta, come per un ultimo saluto, poi si allontanano e spariscono nel nulla.

lunedì 27 giugno 2016

Scandale - Foto scandalesi.

                                                       
                                         
   
Fotografie - Archivio fotografico Luigi Aprigliano - Scandale 
Musica e parole  - Pantaleone (Ponto) Paparo - Montrèal (Canada)
Video - Luigi Demme - Scandale .

sabato 25 giugno 2016

U.S. Scandale -

                                                 (Valentino Castagnino - Domenico Marazzita)
                        

L'U.S. SCANDALE VINCE LA COPPA DISCIPLINA DI PRIMA CATEGORIA PER IL CAMPIONATO 2015/2016


Un pò di Storia dal Blog di Luigi Santoro storiadiscandale.blogspot.it :


Sulla fine degli anni Cinquanta, dopo che molti cittadini si impegnarono a sensibilizzare l’opinione pubblica allo sport, anche mediante un ciclo di partite di calcio ben condotte con squadre dei centri vicini, Scandale si costituì in Unione Sportiva (U.S. Scandale), chiedendo nello stesso tempo l’affiliazione alla Federazione Italiana Gioco Calcio.
Fu creato un Consiglio Direttivo così composto: presidente, insegnante Nicola Paparo; vice presidente, sig. Gaspare Pupo (direttore delle Poste locali); segretario, il rag. Salvatore Pagano (ufficiale postale); cassiere il dottor Lulù Scaramuzzino. Consiglieri: Pasquale Brescia (Sindaco del Comune); Guido Castagnaro (Segretario Comunale); Gino Scalise, Carlo Tallarico, Giuseppe Ierardi e Salvatore Oliverio. Istruttore Tecnico, sig. Gaspare Pupo.

Molti anni dopo, l’attività sportiva continuava dando anche alcuni frutti, come risulta dall’articolo di Gino Scalise pubblicato dal giornale “Il Tempo” di Roma il 13 dicembre 1966:

Nell’intento di meglio sostenere la locale, promettente squadra calcistica, che, con onore, tallonandola da presso, contende alla capolista Siberene la prossima vittoria finale del campionato Juniores, organizzato dalla Lega Giovanile della FIGC, e in vista anche dello svolgimento delle attività federali, si è tenuta a Scandale una nutrita assemblea sportiva.
Erano tra gli altri presenti, il Sindaco comm. Francesco Guarascio, il dott. Franco Ceraldi, il presidente uscente prof. Vittorio Girimonti Greco, tutti gli altri dirigenti nonché gli stessi atleti.
Dopo un’esauriente relazione del direttore tecnico, rag. Mario Cognetti, cui hanno fatto immediato seguito concrete dimostrazioni di simpatia e di sostegno da parte dei numerosi sportivi, è stato eletto il nuovo direttivo, che risulta così composto: presidente dott. Franco Ceraldi, vicepresidente Froio Giovanni, segretario studente universitario Bomparola Raffaele, direttore tecnico rag. Mario Cognetti, organizzatore tecnico rag. Antonio Rizzuto, disciplinatore in campo studente universitario Scaramuzzino Aurelio; consiglieri i sigg. geom. Giovanni Trivieri, Gino Scalise, studente universitario Scaramuzzino Ezio, prof. Girimonti Greco Vittorio, Trivieri Raffaele, Simbari Angelo e Artese Pierino, questi ultimi due consiglieri incaricati del materiale sportivo.
L’assemblea ha applaudito, ed il Consiglio Direttivo ha nominato presidente onorario il Sindaco comm. Francesco Guarascio.


lunedì 23 maggio 2016

Scandale - Amministratori per 5 lustri .


                                                                                
                                       Attuali  Amministratori di Scandale  con il Sindaco 
                                                                                             
Maggioranza :
                                                                                   
IGINIO PINGITORE 
ALESSANDRO RITELLI
SALVATORE ROTA
DANIELE GIOVANNI TRIVIERI
MARIA LUISA ARTESE
FILIPPO LETTIERI
 ...............
Minoranza :
ANTONIO BARBERIO
SERAFINA DEMME

Dopo le insistenti voci che parlano delle  possibili dimissioni del Vice-sindaco Rota Salvatore , dopo quelle a suo tempo 
avvenute del Vice-sindaco Ritelli Alessandro , si parla della possibilità di un vice-sindaco esterno !
La legge prevede che in caso di dimissioni del Vicesindaco , il Sindaco ha la possibilità di nominare  o un Consigliere interno o un assessore esterno quale vicesindaco .L’evenienza di individuare il vicesindaco in un assessore esterno, piuttosto che in un componente del consiglio, rientra nella discrezionalità del sindaco (v. art. 46, co. 2 del T.U.E.L. n. 267/2000)
                                              Amministratori precedenti :
                                                                    

Vasovino Carmine 


Brescia Fabio 

Barberio Antonio 

sabato 30 aprile 2016

Scandale è ccà - Ma Scandale esiste ?



Sarà uno choc, ma la dura realtà va affrontata prima o poi: Scandale  non esiste
La prova più lampante dell’inesistenza di Scandale  risiederebbe nell’oggettiva difficoltà di rintracciarne gli abitanti.
 A Scandale  i suoi abitanti non si lamentano mai di nulla, nè delle tasse, nè dei disservizi ne' di come si amministra (bene o male ) il territorio , il nulla il vuoto   . 
Come è mai possibile? 
Non vi sembrano forse queste delle prove sufficienti per decretare l’inesistenza di quello che noi definiamo un paese o una  comunità.
Regna purtroppo la consapevolezza di vivere in un luogo dove il talento può diventare un disvalore, che conduce i suoi abitanti  alla fuga verso il nord, l’estero, l’impossibile.
Oppure ci si rifugia in  una sana solitudine prendendo le distanze da tutto quello che avviene , convinti che qui non succederà   mai niente , l’eterna rassegnazione  che tanto comodo fà a chi gestisce il potere . 
                                                      ......................
La critica, intesa come espressione di punti di vista, riflessioni, inviti a fare meglio, è un fattore importante all’interno di una comunità di persone. Quando questa è assente determina vuoti di tipo partecipativo, in quanto viene meno l’opportunità di mettere in discussione e dunque fermarsi a riflettere e a discutere. La critica non deve, in alcun modo, essere intesa come un attacco preconfezionato perché la critica, quando libera, rappresenta uno strumento per migliorare le cose. Quantomeno l’aspetto teorico che, tecnicamente, dovrebbe poi sfociare in quello pratico.
                                                          ..........................
Purtroppo non tutti la percepiscono in questo modo. Molti, infatti, non riescono a capirne la lealtà e l’alternativa che rappresenta rispetto all’informazione classica, quella che, per capirci, si limita alla sola diffusione di notizie e a confezionare copertine. E il punto, a mio avviso, è proprio questo: la nostra, essendo una comunità storicamente acritica, preferisce la copertina alla critica. E i motivi sono tanti. Intanto la copertina funge da vetrina e non mette nulla in discussione, e poi perché non comporta alcuna perdita in termini di immagine – al massimo la esalta – e non pone dubbi sui modus operandi degli attori, siano questi politici, sociali o civili.
Parti del post sono tratte da un articolo di Antonio Belluomo Anello

sabato 24 ottobre 2015

Gino Scalise

Gino  SCALISE (Poeta e scrittore)
Scandale  5.10.1926 -  19.10.2014



























Non c’è tempo da perdere
S’hai proposto
di fare un po’ di bene, 
lo devi fare subito.
Non c’è tempo da perdere!
Domani il tuo fratello
verrà forse a vedere
la fredda vuota mano 
di chi non ha saputo 
raccogliere il momento.
E sarà questo, forse,
il suo giudizio, severo,
seguendo la tua salma al cimitero.
 (Gino Scalise)

domenica 19 luglio 2015

Pino daniele e la nostra generazione.



Bisogna tornare ai primi anni Ottanta .  Quando ci capitò a noi che allora eravamo adolescenti   (Franco Demme, Nicola Simbari , Lucio Ierardi, Franco Carvelli,  ) nelle mani "Nero  a Metà"  di Pino Daniele .

Fino ad allora avevamo cantato  a voce alta i cantautori italiani   (De Gregori, De Andre', Guccini ....o americani  (Bob Dylan, Joan Baez.....)   i gruppi rock mitici (  Led Zeppelin , De Purple, Pink Floyd......) o il reggae  di Bob Marley –  o le canzoni popolari dei Musica Nova o della Nuova Compagnia di Canto Popolare;


Quando ascoltammo Nero a Metà ci rendemmo subito conto che c'era stato un salto musicale gigantesco  :  quella musica  parlava di noi,  di situazioni a Sud , della nostra vita ,di una cultura che conoscevamo bene e che nessuno prima aveva descritto e cantato in un modo così nuovo e moderno .

Poi siamo andati subito  alla ricerca dei suoi album , Terra mia  e Pino Daniele, e poi quando usciva un album nuovo era una festa  si iniziava un periodo di condivisioni musicali e qualche volta anche di critiche quando i testi non erano come ci si aspettava .

Ricordo come se fosse oggi, il momento in cui, nei bar di Crotone nei JukeBox prima di entrare a scuola ascoltammo insieme ad altri studenti  anche  se noi lo conoscevamo già  «Je so’ pazzo», quella canzone   che finiva con una rima liberatoria ci fece esultare, in quella rima cantata a squarciagola sfogavamo tutte le nostre insoddisfazioni nei confronti di un mondo che avremmo voluto diverso e che avevamo deciso di cambiare .
Questo è stato per noi Pino Daniele, la colonna sonora delle nostre giornate  allegre o tristi,  la sua musica ci  ha accompagnato un pò in tutte le situazioni che la vita ci ha presentato facendoci sentire un pò meno soli .



giovedì 14 maggio 2015

Antonio Fava e il pulcinellismo scandalese.

                                                    (Gino Scalise e Antonio Fava)


E’ sempre piacevole trovare in un libro non soltanto ciò che promette il titolo , ma anche tante cose belle a cui non si pensava quando si è cominciato a leggerlo .
Questo mi è capitato nella lettura dell'ultimo  libro di Antonio Fava "Vita Morte e Resurrezione di Pulcinella  - La maschera che ha tenuto in vita la Commedia dell'Arte. 
Un libro che ho iniziato a leggere  per una grande stima nei confronti dell'autore
ma essendo un profano di Commedia dell'arte,convinto che mi sarei ben presto annoiato.
Invece così non è stato il libro oltre ad essere una analisi storico artistica  molto attenta di quella che è stata l'influenza della maschera di Pulcinella   sulla Commedia dell'Arte .
 E' anche una valutazione personale ed intima dell'autore  sulla propria persona  , una sorta di testamento artistico ,una valutazione personale e professionale di quello che è oggi Antonio Fava,
consapevole dei messaggi e degli stimoli ricevuti dal  passato, dalla famiglia dai luoghi e dalle esperienze vissute.

                                            

(Dal libro di Antonio Fava - Vita Morte e Resurrezione di Pulcinella)

Il pulcinellismo non può prescindere dalla cultura nella quale il Personaggio è nato e si è sviluppato. Non è solo Napoli, tuttavia, il luogo dello sviluppo del primo e più importante modello pulcinellesco: Napoli è la capitale di un Sud dove, un pò ovunque, Pulcinella è di casa. La variante che io recito, quella "di famiglia" è calabrese, crotonese, a stringere: scandalese.

(Dal libro di Antonio Fava - Vita Morte e Resurrezione di Pulcinella)

                                                 


 

mercoledì 1 aprile 2015

Primavera - Nicola Paparo

(Nicola Paparo)


PRIMAVERA

Ntra la scìoddra, 'mpaccì 'u puzzu,
su’  jiurut’i   fieddrurazzi;
è  spicata  già  l’ervuzza
e  Titina  li  pannizzi
a  ru  suli   spampinazza.
-Si nd’è jiutu, cchi  biddrizza,
finalment’u   mis’i   marzu –
pensa  e  tutta  già  si  sbrazza
mentri  spanda  ri   pannizzi.
Palumbeddra  senza feli
è  vinuta  Primavera.
Genti  san’e  jumburuta,
lienti, grassi e sguaddrarati,
si su’  tutti  rivijjiati
e tant’arvuli  spicati
paran  puru  li malati.
Giuvineddra passeggera
è d’a  vita Primavera.
Cuomu rosa  profumata
dop’appena  ‘na  jiurnata,
tutta  muscia  e spampinata
lestu lestu  si  ‘nd’è  jiuta.
          
                                                                  Nicola  Paparo      



                                                   (Bosco manco ferrato)


                                            

venerdì 19 dicembre 2014

Gino Scalise


NON CONOSCO ALTRA FESTA

Non conosco altra festa
che non sia... tripudio mattutino d'uccelli,
volo di rondinelle
nel rifiorire della primavera!
Che non sia fuggevole, placido gioco d'onda
ch'estatico rimiro dalla deserta sponda.
Che non sia aroma di rosa
sveller di ciclamino
dalla scarpata odorosa,
o che non sia
il debole innocente sorriso d'un bambino,
il cuore e l'occhio, puri,
del caro adolescente !
Non conosco altra festa
se non l'amor che dona,
ch'assiste chi soffre,
aiuta il povero
senz'ombra di rimprovero;
ch'attende anzi perdono
per l'aiuto da niente !
Non conosco altra festa
che 'l canto dell'anima, la sera,
quando rivive la sua primavera.
Il resto, diciamolo, (suvvia !), è vuoto chiasso,
annuncio di tempesta,

d'insopportabile monotonia.

Gino Scalise 


Sabato 20 dicembre 2014  alle ore 17:30  nella sala consiliare del comune di Scandale 
"Ricordando la figura di Gino SCALISE"

domenica 31 agosto 2014

A proposito di Fico d'india........




 

......E noi qui a menar il can per l'aia!!!!

Si era partiti per far conoscere le potenzialità di questo frutto e le possibilità imprenditoriali ad esso legate; siamo arrivati a cancellare, per futili motivi, addirittura la sagra, oramai diventata appuntamento decennale per l'intero territorio del Crotonese. Ci auguriamo che questa sia una brevissima pausa e che da qui si possa far ripartire l'evento al più presto, con una nuova veste ed un maggiore entusiasmo condiviso.

domenica 3 agosto 2014

A Scandale l'Università Telematica Internazionale UNINETTUNO





Possono iscriversi gli studenti dell’intera provincia di Crotone

Scandale
venerdì 01 agosto 2014
Il Comune di Scandale ha la sua Universita’. La collaborazione tra la
l’amministrazione di Scandale e la SPEF (Scuola permanente di Educazione
e Formazione per la prevenzione primaria di maltrattamento ed abuso),
ha permesso di conseguire questo risultato. L’Università in questione è
la prestigiosa Università Telematica Uninettuno, con sede a Roma ed in
diversi paesi dell’Europa balcanica e del Nord Africa. Questo significa
che gli studenti potranno seguire i corsi telematicamente, conseguendo
un titolo pienamente valido in Italia ed all’estero. “Per ora – scrive
il sindaco Iginio Pingitore tramite social – assicureremo tutte le
incombenze di segreteria ed i Tutor in sede; aumentando il numero degli
iscritti diventeremo presto anche sede di Polo Tecnologico con la
possibilità di sostenere gli esami proprio a Scandale. Le funzioni di
segreteria e lo stesso tutoraggio saranno garantite dai responsabili
della SPEF. Le iscrizioni si faranno in regime di Convenzione fra il
Comune di Scandale ed Uninettuno. Naturalmente possono iscriversi gli
studenti dell’intera provincia di Crotone”.

da: Il Cirotano




mercoledì 18 giugno 2014

Quando Forza Nuova aiutava i bambini di Villa Condoleo


Dal Blog Storia di Scandale



Scorcio di Villa Condoleo in una foto pubblicata dagli organizzatori del Festival Mediterraneo


SUCCESSO COLLETTA ALIMENTARE PER BAMBINI DI VILLA CONDOLEO
CROTONE – Grande successo della colletta alimentare organizzata da Forza Nuova, in sostegno dei bambini ospiti della casa famiglia Villa Condoleo, grande è stata la solidarietà dei crotonesi, che in 15 giorni di raccolta, hanno portato nella sede del movimento decine di litri di latte, molti biscotti, vasetti di omogeneizzati e centinaia di prodotti vari, sia alimentari che per l'igiene.
Le donazioni sono state portate direttamente in struttura nella serata di ieri, mentre giorno per giorno erano già stati portati a Villa Condoleo i prodotti surgelati, le scadenze brevi, alimenti da banco frigo, la carne e le verdure.
Il nostro movimento continua così il suo impegno nel sociale, ma in particolare siamo soddisfatti di aver dato autonomia alimentare, seppur per un breve periodo, ad una struttura che ospita ventiquattro bambini dell'età compresa tra uno e diciassette anni, ricordiamo che questa storica struttura opera da sessant'anni nella provincia crotonese aiutando i bambini meno fortunati, ed oggi è vittima di una crisi economica che non risparmia nessuno, dei ritardi abominevoli nel recepire le rette dei bambini, di Equitalia e del suo metodo di riscossione che non tiene conto del sociale. Ringraziamo quanti hanno aderito al nostro appello.
Uno dei tanti comunicati stampa pubblicati su internet. Questo è del 2012

                                                   Locandina pubblicata da Forza Nuova
............................................................................................

NOTA MIA
Scusatemi, ma ho deciso di farmi qualche nemico, pubblicando le notizie sul Festival Mediterraneo. Si possono condividere o no le idee politiche degli organizzatori, ma penso che non sia né corretto né democratico nascondere le notizie su questo evento, come se queste persone fossero orchi. Sono persone come noi, impegnate politicamente che si riuniscono per discutere di temi che riguardano tutti. Non lo fanno per sport.
So che a Scandale il dibattito è molto acceso, so che la popolazione è divisa fra pro e contro questa manifestazione politica di Destra che si svolgerà a fine giugno, ed è anche difficile prevedere come il paese reggerà l’impatto, ma se non la si voleva bisognava pensarci prima. Poi non bisogna vedere le cose sempre in modo negativo. Non dimentichiamo che finito il Festival, ci sarà sicuramente per Villa Condoleo e Scandale un ritorno di immagine a livello nazionale ed europeo non indifferente. D’altronde, devo ricordare che se Scandale è conosciuta al di fuori del Marchesato di Crotone è dovuto a Don Renato e a Villa Condoleo, al film “Il Brigante” girato nel nostro centro storico da Renato Castellani nel 1960 (sono andato già al Centro Sperimentale di Cinematografia di Cinecittà a vedermi il film restaurato che è più lungo di 34 minuti della versione precedente, adesso dura 3 ore), e all’indagine sulla Riforma agraria svolta nel 1955 dal prof. Manlio Rossi Doria per conto dell’UNESCO. Dopo il 29 giugno dovremo, volenti o nolenti, aggiungere il Festival Mediterraneo 2014.
Approfitto di questa occasione per dire ai gentili lettori di questo blog che da tanto tempo mi seguono, che per motivi familiari e di lavoro da settembre, con l’inizio dell’anno scolastico, non metterò più articoli e foto tutti i giorni ma 2-3 volte a settimana o quando mi sarà possibile. Un saluto a tutti e forza Scandale.


lunedì 26 maggio 2014

Elezioni Europee a Scandale


 2.688 Votanti: 1.170

Affluenza: 43,52%
Schede bianche: 14
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giovedì 20 marzo 2014

U' Sparaciu servaticu.

Le proprietà dell'asparago selvatico: diuretico e antitumorale 

E’ il maggior esperto mondiale di asparago coltivato, chiamato a collaborare dalle aziende promotrici del progetto CoAS perché tutto procedesse al meglio.
Agostino Falavigna è direttore dell’Unità di ricerca di Orticoltura del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA) di Montanaso Lombardo, in provincia di Lodi. Anche lui ha creduto nell’asparago selvatico e, nei giorni scorsi, ha fatto un giro nelle aziende coinvolte nel progetto per dare il suo contributo ad una coltivazione che abbina tecnologia all’avanguardia e tecnica colturale a basso impatto.


“Il mio contributo al progetto è quello di rendere possibile la coltivazione o meglio, l’aumento dei quantitativi prodotti rispetto a quelli che la natura già offre, per fare entrare il prodotto in un mercato più ampio, utilizzando sempre tecniche colturali a basso impatto ambientale”.

Ci racconti l’asparago selvatico.
“Le specie che, messe insieme, producono l’asparago selvatico sono tre: l’asparagus acutifolius o asparago nero, l’asparagus stipularis, di un nero più intenso perché antocianico e poi quello più tipico della Sicilia, che si trova solo nell’isola e pochissimo in Calabria, che è l’asparagus albus o bianco. I mazzi di asparagi selvatici che noi vediamo normalmente sono composti da queste tre specie”.

Che caratteristiche ha quest’asparago?
“L’asparago, sia quello coltivato ma ancora di più quello selvatico, è riconosciuto da secoli come pianta officinale, cioè una pianta che cura le malattie. Tanto è vero che l’asparago coltivato si chiama asparagus officinalis. Nel corso dei secoli si è creata una letteratura molto ricca intorno alle potenzialità dell’asparago. Ma ciò che è scientificamente provato è che l’asparago, coltivato ma ancor di più quello selvatico, favorendo la filtrazione del sangue ad opera dei reni ha un forte potere diuretico, ma soprattutto contiene – cosa caratteristica solo dell’asparago – due saponine”.

Ci spieghi meglio.
“Le saponine sono dei composti chimici la cui famiglia è molto complessa. Quelle che si trovano nell’asparago sono conosciute scientificamente per avere un forte potere inibente nella proliferazione nelle cellule tumorali del colon. C’è una vasta letteratura sviluppata sull’argomento all’Università del New Jersey negli Stati Uniti, dove si dimostra che queste due saponine, la protodioscina e la protodiogenina, hanno questo potere. Nell’asparago selvatico la concentrazione di queste molecole benefiche è molto più elevata rispetto all’asparago coltivato, superiore fino a dieci volte. Ne contengono tre o quattro grammi per ogni chilo. Questi composti hanno una riconosciuta attività nutraceutica”.

Perché queste molecole facciano il loro effetto, quanti asparagi selvatici bisognerebbe consumare?
“Per avere un effetto benefico costantemente protettivo bisognerebbe mangiarli non in modo saltuario come facciamo noi, ma durante tutto l’anno. L’asparago, anche inscatolato o surgelato mantiene le sue caratteristiche”.

Cosa succede cocendo l’asparago?
“Le saponine sono composti abbastanza resistenti al calore, sopportano fino ad una temperatura di cento gradi, ma si sciolgono in acqua. Dunque se si fanno bollire, gli asparagi perdono le loro proprietà. Meglio saltarli in padella con una cottura veloce”.

Si può coltivare l’asparago selvatico senza metodi  particolari?
“Certo che si può. Se c’è una collina ricoperta da erbacce, ad esempio, perché non valorizzarla con delle piantine di asparago selvatico? Cresce senza particolari cure ma richiede un po’ di pazienza perché i primi turioni spunteranno dopo quattro anni”.
C.M.

dal sito: cronachedigusto.it