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domenica 18 settembre 2016

Papa Francesco

IL PAPA: «IL MONDO È STANCO DI BUGIARDI, PRETI ALLA MODA, BANDITORI DI CROCIATE»

17/09/2016  Francesco riceve i nuovi vescovi del corso di formazione e chiede loro di lasciarsi “destabilizzare” dal Signore ed essere vicini alla gente e alla famiglie con fragilità per trasmettere la misericordia di Dio. E sulla formazione dei preti avverte: «Nei seminare bisogna puntare alla qualità e non alla quantità. Diffidare da chi si rifugia nella rigidità»


«Il mondo è stanco di incantatori bugiardi... e mi permetto di dire di preti o vescovi alla moda. La gente “fiuta” e si allontana quando riconosce i narcisisti, i manipolatori, i difensori delle cause proprie, i banditori di vane crociate». Parole nette, quelle di papa Francesco, che venerdì ha rivolto un lungo discorso ai vescovo nominati di recente e arrivati a Roma per un corso di formazione. Il Papa ha raccomandato anzitutto di rendere «accessibile, tangibile, incontrabile», la misericordia, che è il «riassunto di quanto Dio offre al mondo».

Ad ascoltare il Pontefice c’erano 154 nuovi vescovi (16 dei territori di missione) che hanno preso parte all’annuale corso di formazione promosso congiuntamente dalla Congregazione per i Vescovi e dalla Congregazione per le Chiese Orientali. «Pensate», ha detto il Papa, «all’emergenza educativa, alla trasmissione sia dei contenuti sia dei valori, pensate all’analfabetismo affettivo, ai percorsi vocazionali, al discernimento nelle famiglie, alla ricerca della pace: tutto ciò richiede iniziazione e percorsi guidati, con perseveranza, pazienza e costanza, che sono i segni che distinguono il buon pastore dal mercenario».

Le “strutture di iniziazione” delle Chiese locali, ha spiegato, sono i seminari: «Non lasciatevi tentare dai numeri e dalla quantità delle vocazioni, ma cercate piuttosto la qualità del discepolato», ha avvertito Bergoglio. «Né numeri né quantità: soltanto qualità. Non private i seminaristi della vostra ferma e tenera paternità». Il Papa ha chiesto di stare vicino a seminaristi facendoli crescere «fino al punto di acquisire la libertà di stare in Dio tranquilli e sereni», non preda «dei propri capricci e succubi delle proprie fragilità», ma liberi di abbracciare quanto Dio chiede loro. E ha aggiunto: «Vi prego pure di agire con grande prudenza e responsabilità nell’accogliere candidati o incardinare sacerdoti nelle vostre Chiese locali. Per favore, prudenza e responsabilità in questo. Ricordate che sin dagli inizi si è voluto inscindibile il rapporto tra una Chiesa locale e i suoi sacerdoti e non si è mai accettato un clero vagante o in transito da un posto all’altro. E questa è una malattia dei nostri tempi».

«LASCIATEVI DESTABILIZZARE DALLA MISERICORDIA DI DIO»

Inoltre il Papa ha raccomandato di accompagnare le famiglie «incoraggiando l’immenso bene che elargiscono» nella società, seguendo «soprattutto quelle più ferite» nel discernimento e con empatia: «Non “passate oltre” davanti alle loro fragilità. Fermatevi per lasciare che il vostro cuore di pastori sia trafitto dalla visione della loro ferita; avvicinatevi con delicatezza e senza paura. Mettete davanti ai loro occhi la gioia dell’amore autentico e della grazia con la quale Dio lo eleva alla partecipazione del proprio Amore». L’esortazione finale è a lasciarsi “destabilizzare”da Dio: la sua misericordia, ha proseguito Francesco, è la «sola realtà» che consente all’uomo di non perdersi «definitivamente».

Ciò si traduce allora in «non avere altra prospettiva» da cui guardare i fedeli che quella della loro “unicità”, non lasciando “nulla di intentato” pur di raggiungerli, non risparmiando “alcuno sforzo” per ricuperarli. La via è “iniziare” ciascuna Chiesa ad un cammino d’amore, quando oggi – ha constatato il Papa – «si è perso il senso dell’iniziazione».
Da: Famiglia Cristiana

martedì 9 febbraio 2016

festival francesco de gregori

Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada.



ricordo di Luigi Tenco, in una delle più belle canzoni che gli sono state dedicate.

giovedì 21 gennaio 2016

SENZA LUCIO





Il 1° marzo 2012 Lucio Dalla se ne andava. Marco Alemanno, la persona a lui più vicina 

negli ultimi anni, ripercorre il loro incontro e la vita del cantautore, da Bologna, alle Tremiti, 

all’Etna, coadiuvato da critici musicali (Ernesto Assante, Gino Castaldo), artisti (Luigi 

Ontani, Mimmo Paladino), musicisti (i Marta sui tubi, Paolo Nutini, Charles Aznavour), attori, 

registi, amici (Piera Degli Esposti, Isabella Rossellini, Renzo Arbore, Paolo Taviani, John 

Turturro) e gente comune.

Il documentario, intitolato "Senza Lucio", diretto da Mario Sesti e presentato con successo all’ultimo festival di Torino, nel quale il regista prova a raccontare un’assenza, quella di uno dei più grandi cantautori e artisti italiani, Lucio Dalla, scomparso all’improvviso il 1° marzo di tre anni fa.
Il titolo innanzitutto: "Senza Lucio", quasi a volersi scusare di un’assenza che è centrale in tutto il racconto. Dalla non c’è, ma la sua presenza è costante, non solo nei racconti dei molti che l’hanno conosciuto, ma soprattutto come essenza, come “anima” del film stesso. Sesti ha provato a raccontare il vuoto lasciato da Lucio Dalla, non a fornire una semplice memoria della sua esistenza in vita. Il documentario, quindi, gioca fra rimandi, immagini, squarci, svolte, angoli dietro i quali ci si aspetta, prima o poi, di vedere Dalla, perché tra le parole di Marco Alemanno, appassionato narratore, e quelle di chi lo ha conosciuto ed amato, e le immagini dei luoghi in cui ha vissuto, le foto in cui è ritratto, c’è più verità che in tanti volumi a lui dedicati.
Non c’è la biografia di Dalla, non ci sono le sue più celebri canzoni, non c’è il tradizionale ritratto. No, il film prova, con il contributo di Alemanno, ad andare oltre la cine-biografia, offrendo a chi ha amato le sue canzoni una chiave per capirle meglio, per ascoltarle in un altro modo. Lasciando parlare chi oggi vive “senza Lucio”, chi lo ha frequentato ed apprezzato, chi la lavorato con lui e gli è diventato amico.
C’è chi l’ha conosciuto da giovanissimo, come Piera Degli Esposti e Renzo Arbore; c’è chi ha collaborato a lungo con Dalla, come Beppe D’Onghia e Michele Mondella o come Paola Pallottino che ha scritto con lui 4/3/1943. Ci sono magnifiche testimonianze internazionali, da John Turturro a Kerry Kennedy, fino a Charles Aznavour e Paolo Nutini; e teologi come Enzo Bianchi, artisti come Mimmo Palladino e Luigi Ontani, attori e autori di cinema e teatro, come Isabella Rossellini, Paolo Taviani, Peppe e Toni Servillo; musicisti come Stefano Di Battista e i Marta Sui Tubi, che hanno appena fatto in tempo a sognare di lavorare con lui.
Ma il film (prodotto da Erma Production e distribuito da IWonder in un numero di sale, 137, che per un documentario è un vero record), è fatto soprattutto dei mille ricordi di Marco Alemanno, che si incrociano con i sapori e i colori della Sicilia, di Bologna, della Puglia, delle Tremiti, in un racconto romantico e lieve, profondo e ricco, malinconico. "Senza Lucio" è il ritratto di un artista che non solo ha scritto alcune delle più belle canzoni italiane, ma ha anche segnato con la sua musica la cultura e l’immaginario italiano in maniera indelebile. 








lunedì 11 gennaio 2016

venerdì 1 gennaio 2016

Buon Anno!! dedicato ai folli che vogliono cambiare il mondo




"A tutti i folli.
I solitari.
I ribelli.

Gli anticonformisti.
Quelli che non si adattano.
Quelli che non ci stanno.
Quelli che sembrano sempre fuori luogo.
Quelli che vedono le cose in modo differente.
Quelli che non si adattano alle regole. E non hanno rispetto per lo status quo.
Potete essere d’accordo con loro o non essere d’accordo.
Li potete glorificare o diffamare.
L’unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perché cambiano le cose.
Spingono la razza umana in avanti.
E mentre qualcuno li considera dei folli, noi li consideriamo dei geni.
Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero."

sabato 28 novembre 2015

Leggo una poesia e ho in testa un amico che non c'è più .

Un ricordo per una persona che non c'è più 
ma che ha rappresentato a mio modo di vedere , la voglia di essere 
controcorrente e alternativo .
Sto' parlando di Domenico Tallarico ( Mimmu u russu per gli Scandalesi )






Possiamo soltanto amare
il resto non conta, non
funziona,
al mattino appaiono
la tazza, il vecchio pino, le zolle umide, il fumo
dell’alito mentre apri l’auto
nel gelo. Potevano non apparire, non arrivare
più qui, alla riva degli occhi. E l’estate
c’era, c’è nella calda bruna memoria
dei rami tagliati,
i visi diventano ricordi
le voci gridate stracci silenziosi –
i denti conoscono il sapore
del niente, e l’oblio che ha portici
e portici infiniti.
Possiamo soltanto amare
strappandoci felicemente figli dalla carne
parlando d’amore continuamente
ubriachi, feriti, vili
ma con gli occhi lucenti come laser
di fiori splendidi
e il canarino nel palmo della mano.
Mormorare come dare baci nell’aria.
Il rametto profumato non si raddrizza
con i colpi della nostra ira, lo sguardo
di tuo figlio non perde il velo di tristezza
se glie lo togli mille volte
dal viso…
Possiamo soltanto amare
fino all’ultimo nascosto spasmo
che nessuno vede
e diviene quella specie di sorriso
che si ha nell’abbraccio finalmente
di morire come scendendo nell’acqua.
Le stelle a miriadi saranno testimoni, e i venti
passati una volta accanto
sulla gioia profonda delle ossa
diranno: era fatto di allegria, amava,
oppure non diranno niente e poi niente
per sempre.
Possiamo soltanto amare
il resto è il teatro amaro
dell’impotenza sotto il sole giaguaro.
Davide Rondoni
da «L’amore non è giusto»
CartaCanta Editore, 2013




giovedì 19 novembre 2015

A nnomme e Dio - Enzo Avitabile

Esiste o nun'esiste o nunn'esistit mai, sott'a nu nomm o na parol a nomm'e Dio i mor i mor







I'ntà nu postu e l'India 
na fila e r'uammini mbavagliat
rece fucili e na spada puntata,
e na fotografia e no, erane ribelli.

I'ntà nu postu e l'Angola
nu surdatu c'o macete aizat
na capa nera intà nu palu mpizzat
e na fotografia e no eranu guerriglieri.

I'ntà nu postu r'Israele
l'oss e na mana rutt'a martellate
ppe quattr prete guttate
e na fotografia e no e nu Palestinese.

I'ntà nu postu e ro Ruanda
chell'America è l'Iraq
I'ntà nu postu ro munn'
e na fotografia e no, è a verità.

RIT.
A nomm'e Dio accis into desert
rint'a na piantagione e mais
rint'a na foresta r'ananas
sott'a na bombola e ro gas
addo tutt'e l'acque un tena culore
addo tutti i ciel cercan'aiut
sott'a nu nomm o na parol
a nomm'e Dio i mor i mor.
E mo è l'inquisizione
e mo so i talibane
colpevole o innocent e na fotografia e no e a cervell umane,
e chi siemmene vient
chi risponne tempesta
non se fernisce mai
e na fotografia e no è l'omm che na bestia,

e orror'a na scunnute
tunnellate e sabbia
cenere consumat
e na fotografia e no è l'univers squagliat

esiste o nun'esiste
o nunn'esistit mai
esiste o nun'esiste
e na fotografia e no e a verità

RIT.
A nomm'e Dio accis into desert
rint'a na piantagione e mais
rint'a na foresta r'ananas
sott'a na bombola e ro gas
addo tutt'e l'acque un tena culore
addo tutti i ciel cercan'aiut
sott'a nu nomm o na parol
a nomm'e Dio i mor i mor.
Esiste o nun'esiste
o nunn'esistit mai
Esiste o nun'esiste
o nunn'esistit mai
Esiste o nun'esiste
o nunn'esistit mai
esiste o nun'esiste
e na fotografia e no e a verità

RIT.
A nomm'e Dio accis into desert
rint'a na piantagione e mais
rint'a na foresta r'ananas
sott'a na bombola e ro gas
addo tutt'e l'acque un tena culore
addo tutti i ciel cercan'aiut
sott'a nu nomm o na parol
a nomm'e Dio i mor i mor

sabato 14 novembre 2015

Clementino feat Pino Daniele Da Che Parte Stai 2015





Adesso da che parte stai?
Da questa o da quella?
Non dire al centro perché non esiste e non ci credo.
Sai cos'è la povertà? La vita qua è così che va,
io cicatrizzo ste ferite con il super funk.
Basta guardare in fondo gli occhi di queste persone,
capisci il mondo come gira e in quale direzione.
come diceva Totò "chi tene tropp e chi nun ten niente"
sto che sicond e cant pe sta gent.
Villaggi dell'Asia del sud
tra le canne di bambù
Medio Oriente, Ucraina, America Latina
mamma Africa che piange e grida
tu non volevi come Rino Gaetano
il cielo è sempre più blu,
da un po' di tempo che è partito
e ogni tanto manda cartoline
e penso meno male ancora non è fine
resisterai ma fino a quando
o torni a casa esultando
oppure ucciso colpito sulle stelline.
Rit:
È la guerra che parte da qua
nui simm stat già colonizzat
da Palestina fino a Pakistan
criatur stann senza libertà
natu surdat ca more ambress
si ma adesso da che parte sta?
e chesta mamma a casa adda aspetta'
natu figlio ca nun po' turna'
Cerchi di capire la follia della vita
9 anni, già pistole, bombe a mano e mitra
la sottile linea rossa taglia quel terreno
un sorriso rotto da una scossa a ciel sereno
una casa esisteva ed era lì davvero
spazzata via dall'ira di chi non è serio
ti ricordi quella sera sotto un temporale
da su piove petrolio e ci resto male
mi parlavi di tua moglie e la bimba e speravi
che saresti andato molto lontano un domani
e aspettavi magari cambiasse l'aria
se questa è avvelenata da un'altra contraerea
questione di mentalità, frate non so chi ci ha ragione
ma la dura verità si sa qua le persone muoiono
perché chi sta da sotto
resta al buio libertà, ennesimo cazzotto.
Rit:
È la guerra che parte da qua
nui simm stat già colonizzat
da Palestina fino a Pakistan
criatur stann senza libertà
natu surdat ca more ambress
si ma adesso da che parte sta?
e chesta mamma a casa adda aspetta'
natu figlio ca nun po' turna'
Fratm par ca stamm cantann sultant si chestat guerr frnesc
danza sopra le carcasse di chi nun se ne fott ra quant s scet e c riesc
Quanti di noi vorremmo andare indietro nel tempo per aggiustarlo
girare clessidre al contrario per recuperarlo
è la guerra che è in testa, aspettando una terra promessa.....

giovedì 27 agosto 2015

Donne di Bagnara Calabra -

                                            (Donna Nina Ianni detta Roccantoni)


Quando gli ordini li dava donna
“Nina ‘a Roccantoni” 

di Pasquale Patamia - 

L’incredibile vita della “bagnarota” che trasformò il commercio - Le donne di
Bagnara giravano l’Italia, scalze, con i soli scaldamuscoli ed una cesta a sponde
basse in bilico sulla testa con i pesci o i lupini che andavano a vendere fino a
Trieste! Si dedicarono dopo molto attivamente al contrabbando del sale dalla
Sicilia al resto della penisola
GIOIA TAURO - Agli inizi degli anni 30, intere famiglie
di bagnaroti, composte prevalentemente da donne, vennero
ad allargare la piccola comunità dei pescatori gioiesi
spostandosi da Bagnara a Gioia Tauro (trasportando le
proprie masserizie con la barca via mare) attratte dalla
sviluppatis-sima attività marinara di Gioia Tauro, all’epoca
tra le più fiorente del basso tirreno.
Ascoltando i racconti che fanno riferimento ad oltre
mezzo secolo fa, emerge nella cultura della marineria di
Gioia Tauro, la figura femminile delle Bagnarote, di rilevante
importanza, in una debole economia come quella
gioiese, in cui il commercio del pesce era nelle loro mani, e
grazie alla loro intraprendenza, la principale fonte di reddito.
A Za’ Sara, donna Nina , personaggi straordinari realmente
esistiti,che hanno segnato un’epoca e che riassumono
tutte le meravigliose caratteristiche delle
“bagnarote”.



Figure indelebili nel cuore e nella mente di ogni gioiese.
Donne dotate di grande forza fisica e d’animo, animate da
un forte spirito imprenditoriale, instancabili lavoratrici nel
campo del commercio ittico; queste donne sia nel territorio
gioiese che in quello
dell’intera provincia, nel
corso degli anni, sono state
decantate da scrittori e
poeti che restavano
affascinati ed incantati solo
a vederle operare.
Donna Nina Ianni, più
comunemente chiamata
donna Nina ‘a Roccantoni,
per via del fatto che le venne
aggiunto il nome del padre, appunto Roccantonio
Musumeci, uomo di mon-do,eroico quanto audace pescatore
di Bagnara.
In particolare,donna Nina ‘a Roccantoni , figlia prediletta
del padre , narrata in diversi saggi e poesie a lei dedicate
da una delle sue più grandi ammiratrici,l’illustre scrittrice
gioiese Francesca Balsamo De Luca ,rappresenta l’ultima
testimone di un’entità etnica, ricca di tradizioni, usi e costumi
ora fatalmente cancellati dal dilagante consumismo
che ha spogliato questa minoranza di tutte le tradizioni.
Donna Nina può essere considerata, a buon diritto,
l’antesignana dell’emancipazione femminile per le sue capacità
imprenditoriali, sia come ar-matrice di un peschereccio,
sia come titolare di una
piccola industria, operante
su larga scala nella vendita
al dettaglio del pesce fresco
e della conservazione
del pesce salato,la cosiddetta
“salamoia”, ubicata
fino agli anni 80 ,alla marina
poco lontano dal
pontile.
Questa artigianale industria
di conservazione, la cui tanta manodopera impiegata,
maggiormente femminile, impegnata in questa lavorazione
che consisteva nel conservare il pesce (sarde, alici e tonni
esclusivamente fornite dalla nostra fiorente marineria) mediante
salatura. Un’attività che divenne una delle più importanti
fonti economiche della città che, nel frattempo, si
proponeva come punto di riferimento nella conservazione
del pesce salato.
Tale florida attività, creata e portata avanti dalla straordinaria
lungimiranza di donna Ni-na, sviluppava un significativo
indotto coinvolgendo centinaia di altre donne che trovavano
in questo lavoro i mezzi di sostentamento delle loro
famiglie.

La leggenda voleva che a Bagnara mentre le donne
giravano l’Italia per lavorare con le loro ceste di
mercanzia in bilico sulla testa, gli uomini rimanevano
a casa a fare le faccende domestiche.-
In effetti non era vero dal momento che gli uomini la
notte erano per mare a pescare e poi tornavano
all’alba a casa e dormivano, per cui dopo, quando si
alzavano curavano le faccende di casa!

sabato 6 giugno 2015

LEO FERRE' - L'arte della rivolta .




TETES DE BOIS per Leo Ferré – “EXTRA”

Ala Bianca Records/distrib. Warner, cat. ABR 128554100-2,
(CD e FILES DIGITALI)
secondo CD in digipack sulle canzoni di Leo ferré;
1 testo inedito di L. Ferré con le musiche dei Têtes de Bois;
9 brani inediti tra cui la title track;
1 live del brano Il tuo stile cantato da Francesco Di Giacomo; 
Special guest:
Francesco Di Giacomo e Le luci della centrale elettrica.

A vent’anni dalla sua morte i versi di Léo navigano tra i pensieri affannati delle nostre vite quotidiane e tutto graffia la pelle di chi è seduto comodamente e invade le anime congelate. Ancora per una volta amore e rivolta.
Extra”, dieci tracce in cui i versi fanno l’amore nella testa di chi legge, sotto lo sguardo del Dio dei graniti che non ha pietà, tra le conchiglie figuranti e le nacchere risuonanti e un coltello che apre la madreperla pura e un pescecane che nuota in libertà provvisoria.
Baudelaire, Verlaine, Rimbaud musicati da Ferré, Ferré musicato da Ferré e Ferré musicato e ri-arrangiato dai Têtes de Bois.
Ospiti di “Extra” sono Vasco Brondi ( Le Luci della Centrale Elettrica), che canta con Andrea Satta un brano cui era già molto legato “Tu non dici mai niente” e, con amore e dolore, Francesco Di Giacomo ne Il tuo stile”, ghost track del disco, registrata live all'Auditorium Parco della Musica di Roma nel giugno del 2013.
Tutte le nuove traduzioni dei versi di Ferré, Rimbaud, Baudelaire, Verlaine sono state affrontate con Giuseppe Gennari, il professore, cercando di farne canzoni del Duemila e di non tradirne l'umore.
Con Anna D'Elia si è invece lavorato per portare in Italiano “Tango” un testo cui Léo non aveva ancora regalato la musica e con cui i Têtes de Bois si sono cimentati immaginando di poter ripetere quello che lui fece musicando i poeti maledetti.
Ugo Nespolo ha donato il disegno per la copertina, la porta che apre all'inferno e al paradiso.
Sergio Staino, il suggeritore, il gusto, l'abbraccio e la casa prima di partire,  ha contribuito a rendere questo progetto possibile.
Il digipack e il booklet sono disegnati anche stavolta da unatandemartalicio, la nostra Marta Dal Prato e il nostro Licio Esposito.
 Il pianoforte utilizzato per le registrazioni del disco è quello di Léo Ferré.

TRACK LIST

1) Tango
2) Il mare e la memoria
3) La maliziosa
4) Extra
5) Se te ne vai
6) Ti rivedo ancora
7) Pattinava
8) L'eautontimorumenos
9) Tu non dici mai niente – Feat. Le luci della centrale elettrica



                        (Tango)


La poesia non canta più


La poesia moderna non canta più... striscia.Però ha il privilegio della distinzione... non frequenta le parole malfamate, anzi le ignora.Si prendono le parole con le pinze: a "mestruale" si preferisce "periodico", e si ripetono dei termini medici che non dovrebbero uscire dai laboratori o dai trattati di medicina.Lo snobismo scolastico che consiste nel non usare in poesia che certe parole ben definite, nel privarla di certe altre, che siano tecniche, mediche, popolari o dialettali, mi fa pensare al prestigio dei baciamano e delle vaschette lava dita.
Non sono le vaschette lava dita a rendere le mani pulite né il baciamano crea la tenerezza.
Non è la parola che fa la poesia, è la poesia che illustra la parola.
Gli scrivani che fanno ricorso alle dita per sapere se tornano i conti dei piedi, non sono dei poeti: sono dei dattilografi.
Oggigiorno il poeta deve appartenere ad una casta, a un partito o al bel mondo.


Il poeta che non si sottomette è un uomo mutilato.
La poesia è un clamore e deve essere ascoltata come la musica.
La poesia destinata ad essere soltanto letta e rinchiusa in veste.tipografica non è ultimata.
Il sesso le viene dato dalla corda vocale così come al violino viene dato dall'archetto.
Il riunirsi in mandrie è un segno dei tempi. Del nostro tempo.
Gli uomini che pensano in circolo hanno le idee curve.
Le società letterarie sono ancora la Società.
Il pensiero messo in comune è un pensiero comune.
Mozart è morto solo, accompagnato alla fossa comune da un cane e da dei fantasmi.
Renoir aveva le dita rovinate dai reumatismi.
Ravel aveva un tumore che gli risucchiò di colpo tutta la musica.
Beethoven era sordo.
Si dovette fare la questua per seppellire Bela Bartok.
Rutebeuf aveva fame.Villon rubava per mangiare.
Tutti se ne fregano.L'Arte non è un ufficio di antropometria.
La Luce si accende solo sulle tombe.
Noi viviamo in un'epoca epica ma non abbiamo più niente di epico.
Si vende la musica come il sapone da barba.
La stessa disperazione si vende, non resta che trovare la formula giusta.
Tutto è pronto: i capitali
La pubblicità
I clienti
 Chi dunque inventerà la disperazione?
Con i nostri aerei che fregano il sole.
Con i nostri magnetofoni che si ricordano delle "voci ormai spente", con le nostre anime ormeggiate in mezzo alla strada, noi siamo sull'orlo del vuoto, confezionati come carne in scatola, a veder passare le rivoluzioni.
Non dimenticate che l'ingombrante nella Morale, è che si tratta sempre della Morale degli Altri.
I canti più belli sono quelli di rivendicazione.
I versi devono fare l'amore nella testa dei popoli.
Alla scuola della poesia non si impara: CI SI BATTE.

Mauro Macario


(Ferrè - De Andre')

sabato 23 maggio 2015

Falcone Giovanni


Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.
              Giovanni Falcone
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/vita/frase-88376?f=a:5726>

venerdì 8 maggio 2015

Joe Cocker - Noubliez Jamais


Non dimenticare mai

Papà, perché suoni tutte le stesse vecchie canzoni?
E perché canti con la melodia?
Perché giù nella strada, qualcosa avanza
C'e un nuovo beat ed una nuova canzone
(lei dice)
Nella mia vita c'era così tanta rabbia
Che non ho più alcun rammarico
Io ero un tale ribelle, proprio come te
Così stai attento, allerta i tuoi sensi e non dimenticare mai
Non dimenticare mai
Ho ascoltato mio padre dire
Ogni generazione ha la sua strada
Un bisogno di disobbedire
Non dimenticare mai
E' nel tuo destino
Una necessità di non essere d'accordo
Quando i movimenti cominciano ad avere un senso
Non dimenticare mai
Mamma perché tu danzi le stesse vecchie canzoni?
Perché canti sull'armonia?
Perché giù nella strada, qualcosa avanza
C'e un nuovo beat ed una nuova canzone
(lei dice)
Nel mio cuore c'e' la passione di una giovane ragazza
Per una lunga vita a due
E una volta o l'altra, qualche sorriso ti catturerà
Così canta la tua canzone d'amore e non dimenticare
Non dimenticare mai
Ho ascoltato mio padre dire
Ogni generazione ha la sua strada
Un bisogno di disobbedire
Non dimenticare mai
E' nel tuo destino
Una necessità di non essere d'accordo
Quando i movimenti cominciano ad avere un senso
Non dimenticare mai
Che gioco è questo di cercare amore o fama
E' sempre la stessa cosa
Uno di questi giorni affermerai che l'amore è la cura
Io non sono così sicuro
Non dimenticare mai
Ho ascoltato mio padre dire
Ogni generazione ha la sua strada
Un bisogno di disobbedire
Non dimenticare mai
E' nel tuo destino
Una necessità di non essere d'accordo
Quando i movimenti cominciano ad avere un senso
Non dimenticare mai
E' nel tuo destino
Una necessità di non essere d'accordo
Quando i movimenti cominciano ad avere un senso
Non dimenticare mai
Non dimenticare mai
Non dimenticare mai
Non dimenticare mai
Non dimenticare mai

giovedì 23 aprile 2015

PREGHIERA LAICA PER I MIGRANTI di Erri De Luca



«Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell'isola
e del mondo col tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale,
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.

Mare nostro che non sei nei cieli,
all'alba sei colore del frumento
al tramonto dell'uva e di vendemmia.
ti abbiamo seminato di annegati più di
qualunque età delle tempeste.
Mare Nostro che non sei nei cieli,
tu sei più giusto della terraferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le visite,
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, abbraccio, bacio in fronte,
madre, padre prima di partire»

[Il commovente pensiero dello scrittore per le vittime del naufragio a sud della Sicilia]

sabato 31 gennaio 2015

Ciao Mimmo!


Oggi se ne andato un grande amico, un grande artista.
Ciao Mimmo! la tua musica restera' sempre con noi...

                                                            Enzo Ziparo 

Se ne va Mimmo Martino, artista e voce libera di Calabria

Ha raccontato a modo suo le contraddizioni della propria terra. Mimmo Martino, leader dei Mattanza, è stato stroncato da un infarto. Un'esperienza musicale lunga oltre 40 anni, ma anche uno spirito vivace e critico rispetto ai tanti mali che attanagliano la Calabria. Attraverso la musica, Mimmo Martino e i Mattanza hanno riproposto un modo nuovo di musica popolare. "Un popolo senza storia è come un albero senza radici. E' destinato a morire" diceva sempre nei propri concerti.

de Il Dispaccio.

domenica 25 gennaio 2015

Peppino Aquila - Poeta





CUMPAGNIALLI  MIE
Me guardu, certe vote, 'ntra stu specchjiu,
me giru e me rivuatu a manca e a derra,
me paru nu quatraru turmentatu
chi 'un tena pace e nun se po' cunsulà.
Vulissi 'n 'atra vota turnare piccirillu,
vulissi 'n 'atra vota jucare a l'ammucciatella,
vulissi 'n 'atra vota abbrazzare i cumpagnialli mie,
vulati all'antrasatta ppe' sti munni assai luntani.
A nostalgia cocente é sempre ccà, presente
'ntra stu core, chjiagatu e martoriatu ppe'
sta lunga luntananza, ppe' stu destinu amaru
c'avimu avutu e suppurtà.
Ne restanu sulu e sultantu i ricuardi bialli 
e chilli juachi e de chilla gioventù.
Ricuardi chi 'un se caccianu e ra mente,
ppe' ne putire cunsulare sempre e chjiù.




PEPPINO AQUILA

lunedì 5 gennaio 2015

Pino Daniele


Se è morto Pino Daniele, adesso il nero è totale.
                                   
                                                    Frankie hi-nrg mc



lunedì 22 dicembre 2014

Ciao Joe!

E' morto Joe Cocker, 

la voce graffiante del rock

 

 Era semplicemente unico, sarà impossibile riempire il vuoto che lascia nei nostri cuori".

 Cocker era nato a Sheffield come John Robert Cocker il 20 maggio 1944 e lì aveva cominciato la sua carriera. Presto, a 15 anni con il nome di Vance Arnold era diventato un membro degli Avengers, poi dei Big Blues nel 1963, e infine della Grease Band, tre anni dopo nel 1966. Anni d'oro. I Beatles erano ovunque e cambiavano la percezione della musica. Il suo primo singolo su una loro cover, 'I'll Cry Instead', dall'album 'A Hard Day's Night'. Ma fu la sua apparzione a Woodstock a consacarlo. Joe Cocker uscì all'inzio, il suo fu il terzo pezzo del concerto cominciato alle 17.07 di venerdì15 agosto 1969, e cantò 'With a Little Help from My Friends', un'altra cover beatlesiana stavolta dall'album 'Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band'. Poco prima l'aveva registrata con Jimmy Page alla chitarra solista ed era diventata prima nelle classifiche inglesi per una settimana nel novembre 1968.

Era la voce roca del rock. L'intensità fisica del rock. Nel 1969, quando apparce all'Ed Sullivan Show, la mostrò a tutti, e così a Woodstock. Mentre il suo successo in Gran Bretagna diminuiva, entrò nel cuore degli Stati Uniti con 'Cry Me a River' e 'Feelin' Alright'. Nel 1970, la sua versione live di 'The Letter dei Box Tops', nell'album dal vivo 'Mad Dogs & Englishmen', raggiunse la Top Ten USA. Negli Usa fu amato a prima vista. La sua interpretazione fu spesso presa in giro da John Belushi e al Saturday Night Live ci fu anche un duetto improvvisato tra di loro, in una puntata in cui Cocker era ospite.

Poi furono anni bui. Di alcol e droghe. E le sue movenze si persero in più sparse apparizioni, finché negli anni Ottanta tornò alla ribalta grazie al duetto con Jennifer Warnes, 'Up where we belong' per la colonna sonora del film del 1982 'Ufficiale e gentiluomo'. ll singolo, pubblicato dalla Island Records nel 1982 arrivò alla prima posizione della classifica statunitense Billboard Hot 100 il 6 novembre 1982 e ci rimase per tre settimane. Vinse il Golden Globe come 'miglior canzone originale' e l'Oscar per la migliore canzone nel 1983. Joe Cocker e la Warnes vinsero anche il Grammy Award come "miglior performance di un duo o gruppo" nel 1983, per la loro interpretazione del brano. Ironicamente, il produttore Don Simpson avrebbe voluto togliere 'Up Where We Belong' dal film perché considerava la canzone non destinata ad avere successo.

Ma Cocker in quegli anni era baciato dal sole. Famosissime anche 'You can leave your hat on', che accompagnava lo spogliarello di Kim Basinger in 'Nove settimane e mezzo', e 'What are you doing with a fool like a me'. Lo scorso anno il suo tour fece registrare un grandissimo successo in tutta europa. Il suo ultimo concerto è stato a Londra, nel quartiere di Hammersmith, a Giugno.

Da: La Repubblica.

lunedì 29 settembre 2014

Fiorella Mannoia - Le parole perdute


Le parole perdute
Le parole perdute
nascoste in fondo al cuore aspettano in silenzio 
un giorno migliore un lampo di coraggio 
per tornare in superficie un tempo felice.

Ritrovare te stesso senza avere vergogna di ogni tuo sentimento
in questa grande menzogna
dell’uomo reso libero ma schiavo del profitto
e intanto il tempo passa passa.
Amami amore mio
sono parole semplici, 
amami amore mio
noi resteremo complici, 
amami amore mio
che il tempo torna in fretta,
stringimi amore mio
tienimi stretta.
E i sogni si allontanano ce li portano via
i sogni si allontanano 
ce li portano via.
Stringimi amore mio che siamo ancora in tempo
amami amore mio
che siamo ancora in tempo
noi siamo ancora in tempo.
Le parole perdute hanno camminato tanto
oltre le apparenze in eterno movimento
tra quello che vorremmo
e quello che dobbiamo
con l’anima in conflitto
per quello che non siamo.
Le parole vissute
le ritrovi nelle strade aspettano il silenzio
le belle giornate
un lampo di coraggio  per tornare in superficie
un tempo felice
un tempo felice.
Amami amore mio
sono parole semplici
Amami amore mio
che il tempo torna in fretta
stringimi amore mio,
tienimi stretta.
E i sogni si allontanano
ce li portano via.
Stringimi amore mio 
che siamo ancora in tempo amami amore mio
noi siamo ancora in tempo.
Stringimi amore mio
ritornerà l’aurora
Un tempo felice

ritornerà l’aurora

martedì 23 settembre 2014

Regno delle due Sicilie di Luciano De Crescenzo


Napoli? forse non tutti sanno cos'era la sua storia :

1735. Prima Cattedra di Astronomia in Italia
1737. Primo Teatro al mondo (S.Carlo di Napoli)
1754. Prima Cattedra di Economia al mondo
1763. Primo Cimitero Italiano per poveri (Cimitero delle 366 fosse)
1781. Primo Codice Marittimo del mondo
1782. Primo intervento in Italia di Profilassi Antitubercolare
1783. Primo Cimitero in Europa per tutte le classi sociali (Palermo)
1792. Primo Atlante Marittimo nel mondo (Atlante Due Sicilie)
1801. Primo Museo Mineralogico del mondo
1807. Primo Orto Botanico in Italia a Napoli
1813. Primo Ospedale Psichiatrico in Italia (Reale Morotrofio di Aversa)
1818. Prima nave a vapore nel mediterraneo "Ferdinando I"
1819. Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte
1832. Primo Ponte sospeso, in ferro, in Europa sul fiume Garigliano
1833. Prima Nave da crociera in Europa "Francesco I"
1835. Primo istituto Italiano per sordomuti
1836. Prima Compagnia di Navigazione a vapore nel mediterraneo
1839. Prima Ferrovia Italiana, tratto Napoli-Portici
1840. Prima fabbrica metalmeccanica d' Italia per numero di operai
1841. Primo Centro Sismologico in Italia (Ercolano)
1841. Primo sistema a fari lenticolari a luce costante in Italia
1843. Prima Nave da guerra a vapore d' Italia "Ercole"
1845. Primo Osservatorio meteorologico d'Italia
1845. Prima Locomotiva a vapore costruita in Italia a Pietrarsa
1852. Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia (Napoli)
1852. Primo Telegrafo Elettrico in Italia
1856. Expò di Parigi, terzo paese al mondo per sviluppo industriale
1856. Primo Premio Internazionale per la produzione di Pasta
1856. Primo Premio Internazionale per la lavorazione di coralli
1860. Prima Flotta Mercantile e Militare d'Italia
1860. Prima Nave ad elica in Italia "Monarca"
1860. Prima città d'Italia per numero di Teatri (Napoli)
1860. Prima città d'Italia per numero di Tipografie (Napoli)
1860. Prima città d'Italia per di Pubblicazioni di Giornali (Napoli)
1860. Primo Corpo dei Pompieri d'Italia
1860. Prima città d'Italia per numero di Conservatori Musicali (Napoli)
1860. Primo Stato Italiano per ricchezza di Lire-oro (443 milioni)
1860. La più alta quotazione di rendita dei Titoli di Stato
1860. La più bassa percentuale di mortalità infantile d'Italia
1860. La più alta percentuale di medici per abitanti in Italia
1860. Il minore carico Tributario Erariale in Europa


Dalla pagina facebook di Luciano de Crescenzo