domenica 2 dicembre 2012

Stilo: Scoperto un villaggio megalitico. Stilo come Stonehenge

Fonte: Calabria Ora

Inghiottita da una fitta vegetazione dalle parti di Ferdinandea, una sommità del gran bosco di Stilo, che fa da confine con le tre province di Reggio Calabria, Catanzaro e Vibo Valentia, dorme di un sonno millenario. Il leggendario e dimenticato “villaggio megalitico”. Un susseguirsi di “statue giganti” irregolari con simboli particolari, alcuni dei quali, forse, cuneiformi.

Protetto dal suo sottobosco impenetrabile, è di fatto isolato. In pochissimi possono affermare di averlo visto. Arrivarci è un’impresa ardua. Nella stagione fredda diventa impossibile. Gli unici momenti favorevoli sono l’inizio della primavera, quando la flora non è ancora esuberante e la fine dell’estate, quando cioè il terreno è più facilmente leggibile. Non esiste una mulattiera percorribile: rovi e alberi intrecciati a mo’ di labirinto sbarrano più volte l'ascesa sul ripido versante e non è raro sentire sibilare le vipere. È un posto fuori dal tempo e non alla portata della semplice curiosità dei camminatori feriali. Ma è questo l’aspetto più affascinante, che attira l’attenzione e la curiosità. Un mondo nel mondo.
E ancor più sorprendente è il fatto che queste difficoltà non hanno fermato due giovani studiosi stilesi, Mario e Alfina Tassone. L’arduità del luogo non ha impedito la scoperta a questi due esperti subacquei, di fama internazionale, appassionati di storia locale e responsabili del Diving Center “Punta Stilo” (http://www.divingcenterpuntastilo.it), istituito circa vent’anni fa nella “Città del Sole” dell’illustre frate domenicano Tommaso Campanella. Qualche voce era giunta alle loro orecchie, ma ad incuriosirli sono state proprio le misteriose geometrie visibili tramite mappe, ricerche documentali e numeriche, programmi di immagini satellitari come Google Earth. E proprio tramite questi strumenti alla mano, Mario e Alfina hanno deciso di sfidare il bosco di Stilo con il dottor Giuseppe Oliva dell’Università della Calabria e con alcuni membri dell’associazione Misteryhunters tra cui i dottori Gioia Aurelio, Gerardo Coppola e Roberto Iera, avventurandosi tra boschi di castagno, lecci e faggi e rovi spinosi per poter mirare questo tesoro nascosto, al segreto dell’incontaminato bosco a cavallo tra le Serre e l’Aspromonte. Là, in cima, c’è la testimonianza probabilmente di un’antica presenza umana: un grande villaggio di pietre forse granitiche con evidenti tracce di quarzo, perfettamente evidenti. Esattamente sono tre le località tutte consecutive che devono essere oggetto di subitanei studi approfonditi.

domenica 25 novembre 2012

Caliti junku - Franco Battiato

CALITI JUNKU naturalmente è un detto in lingua siciliana (nel nostro dialetto è "Jicati canna c'à passa ra china") . Letteralmente “abbassati giunco fino a quando passa la piena da sera a mattina”. Il significato è: "non mettersi contro un ostacolo ma piegarsi temporaneamente fino a quando esso non rappresenta più un pericolo...

sabato 17 novembre 2012

'U JIRI CUNTRAVIENTU - NICOLA PAPARO



'U JIRI CUNTRAVIENTU

S' à tasca ù tieni china di dinari
'u jiri cuntravientu a navicari,
specie si sienti puzza di bufera
e sù stancati i viecchi marinari.
Nè luci tremolanti i 'na candila,
nè longa ì mamma affritta tiritera
hanu sarvatu 'nmari rematuri
nè misse benpagate a bonsignuri.
Sì - cuomu tata dissa - a ra bonura
finiri tu vua priestu l'aratura
lassa 'u vò viecchiu liber'a pasciri
                                                      e 'mpajiaci nu jienc'a ra virzura.

                                         Nicola Paparo 

sabato 10 novembre 2012

De André, in 16 cd note ed emozioni dei suoi lunghi tour


Martedì 13 novembre esce “I CONCERTI” (etichetta Nuvole Production/Sony Music, distribuzione Sony Music – foto di copertina di Renato Longo), la raccolta completa in 16 dischi degli 8 tour di FABRIZIO DE ANDRÉ: il racconto del suo percorso “live” in un cofanetto da collezione, un must have per tutti gli amanti di Faber e della musica d’autore.
Completa il racconto della persona e dell’artista che è stato FABRIZIO DE ANDRÉ un libro illustrato a colori di 192 pagine con la riproduzione di schizzi originali dei palchi, foto di scena, di backstage e d’archivio mai pubblicate, memorabilia, manoscritti e appunti: vere “chicche” per chi ha vissuto almeno un concerto del cantautore genovese e un regalo per chi invece non ha potuto esserci.
Il cofanetto “I CONCERTI” sarà in vendita dal 13 novembre solo nei negozi tradizionali, mentre dalla stessa data su iTunes sarà in vendita solo la versione digitale dei due dischi dedicati al tour “Crêuza de mä” (1984).
“I CONCERTI” raccoglie per la prima volta tutti i live inediti di FABRIZIO DE ANDRÉ in 16 dischi ricchi di rarità. Un appuntamento discografico eccezionale dedicato ai suoi 8 tour (dal 1975 al 1998):
  • 1975/76 “La Bussola – Storia di un impiegato”
  • 1978/79 “+ PFM”
  • 1981/82 “L’indiano”
  • 1984 “Crêuza de mä”
  • 1991 “Le nuvole”
  • 1992/93 “In teatro”
  • 1997 “Anime salve”
  • 1997/98 “Mi innamoravo di tutto”
Due dischi per ogni tournée che ricreano le atmosfere di eventi unici come il debutto a “La Bussola” del 15 marzo 1975, le battute e i parlati di FABRIZIO DE ANDRÉ, pronunciati nel corso di quasi 25 anni di esibizioni dal vivo, le esecuzioni di brani famosi in versione inedita.
www.nuvoleproduction.com - www.sonymusic.it


mercoledì 7 novembre 2012

Tributo pop al Signor G. a dieci anni dalla scomparsa


Da il Fatto Quotidiano
di  | 7 novembre 2012


“E allora è bello/quando tace il water/quando ride un figlio/quando parla Gaber”. Lo cantava qualche decennio fa Enzo Jannacci, che del Signor G è stato amico, compagno di viaggio – fin dagli inizi – ed estimatore indefesso. La canzone, portata anche a Sanremo, si intitola Se me lo dicevi prima. Jannacci usava “parla”, e non “canta”, assai scientemente.
Dal 1970, insieme al coautore e pittore Sandro Luporini, Gaber non si limitava più a cantare. Parlava, affabulava. Provocava e scudisciava. Trent’anni di Teatro Canzone, genere che in Italia prima di loro non c’era. Lontani dalla tivù, dai giornali, dalle radio e da una Rete di là da venire. Clandestini per scelta, carbonari per vocazione. Cantori di dilemmi, strade catartiche e comunisti utopici, che quando parlavano di Maria (cioè dell’amore) chiedevano scusa. Consci che, quantomeno in apparenza, fossero altri gli argomenti da trattare. Giorgio Gaber è morto il primo gennaio 2003, a neanche 64 anni. Nella casa a Montemagno, Versilia. L’amato buen retiro. Tra poco se ne celebrerà il decennale della scomparsa. Usciranno libri (uno, per Mondadori, firmato proprio da Luporini). Si accavalleranno ricorrenze, per omaggiare un gigante della cultura che tutti dicono di conoscere ma che sfugge tuttora all’interpretazione trasversale. Refrattario alla santificazione, incapace di appartenere politicamente, orgoglioso di avere prima inseguito e poi eternato una carriera – e una discografia – non immediatamente avvicinabile. Fabrizio De André, dopo la morte, è diventato (anche troppo) patrimonio di tutti; il Signor G, no.
I ventenni lo conoscono quasi nulla, i trentenni poco. E gli over quaranta, quando riempiva i teatri duecento volte l’anno, non di rado erano distratti. Smarriti tra pensosi alambicchi della ragione e imprecisati palpiti del cuore. “…Io ci sono” è una buona maniera di avvicinarsi al repertorio sconfinato di Gaber-Luporini. Un triplo cd curato dalla Fondazione Gaber, in vendita da martedì prossimo, con cinquanta cover di altrettanti artisti, passati dal 2003 a oggi da Viareggio per l’appuntamento estivo del Festival Gaber. Saranno messe in commercio anche una versione digitale e una deluxe numerata, con l’aggiunta di tre canzoni, tre foto, un libro e due dvd. I puristi – e i gaberiani lo sono: hanno avuto un maestro inflessibile – storceranno il naso di fronte ad alcune presenze aliene (Gigi D’Alessio, Emma, Marco Mengoni, Laura Pausini, Noemi).
Resterà eterno il dibattito se, per allargare la conoscenza di un artista, si debba affidare il repertorio a interpreti nazionalpopolari (ma distanti) o di nicchia (ma attigui). Il dubbio è legittimo ma qui marginale. “…Io ci sono” è cofanetto monumentale e sincero. Gli artisti hanno partecipato gratis, come da prassi del Festival Gaber. Di apici artistici ce ne sono: I reduci di Eugenio Finardi, Se io sapessi di Syria, La festa di Giulio Casale, L’illogica allegria di Ivano Fossati, Buttare lì qualcosa di Cristiano De André, Il conformista di Samuele Bersani. Qualcuno, insoddisfatto per la resa sul palco di Viareggio, ha chiesto di reincidere la sua versione (Gianna NanniniLuciano Ligabue). Altri ci hanno messo l’impegno, smarrendo in buona fede la resa artistica. Il triplo cd contiene anche l’esibizione di Patti Smith, che ha cantato quattro mesi fa in inglese Io come persona (dal cui testo proviene il titolo della raccolta): basta quel brano per giustificare l’acquisto. E non c’è solo quello. La carrellata è sconfinata: da Lucio Dalla ad Adriano Celentano, da Franco Battiato (che curò con Giusto Pio gli arrangiamenti dello spettacolo Polli di allevamento) alla Pfm, da Paola Turci (splendida la sua C’è un’aria) a Jovanotti (dignitosa la sua Si può).

sabato 3 novembre 2012

Al via in novembre la nuova stagione teatrale cittadina

Da: Il Crotonese

Qui il Programma completo

Il ritorno di Lello Arena, di nuovo al fianco di Geppy Gleijeses in "Miseria e nobiltà", l'arrivo di Marisa Laurito, la guerra coniugale di "Kramer contro Kramer" e la comicità di Lillo & Greg nel 13° cartellone allestito dal Teatro Stabile di Calabria

I suoi 13 anni di storia, tra le più lunghe iniziative culturali nate sul territorio, sono per il Teatro Stabile di Calabria lo stimolo a non mollare, nonostante la crisi, nonostante il fisiologico calo di spettatori, nonostante il venir meno del supporto economico delle istituzioni locali. Anche quest'anno, con più difficoltà del passato, il Teatro Stabile diretto da Geppy Gleijeses ha quindi messo in piedi un cartellone, presentato alla stampa questa mattina, martedì 16 ottobre, presso il foyer del teatro Apollo.
Sono ridotti, dai 10 dello scorso anno agli 8 di quest'anno, gli spettacoli proposti dal cartellone dello Stabile che, come nella precedente stagione, è stato composto tenendo conto delle peculiarità del territorio e dei tempi che corrono, tempi difficili nei quali non si ha certo voglia di andare a teatro in cerca di serietà, ma piuttosto di leggerezza e di qualche buona risata. 
La stagione parte in quarta i prossimi 13 e 14 novembre con un classico della commedia brillante, con un tale numero di repliche da essere entrata nel Guinness di primati. Si tratta di "Boeing boeing", la cui versione italiana sarà portata a Crotone da Gianluca Guidi e Gianluca Ramazzotti. Si prosegue il 10 ed 11 dicembre quando andrà in scena un altro classico testo teatrale dal quale negli anni Settanta è stato tratto un altrettanto celebre film con Dustin Hoffman e Meryl Streep: è la lotta coniugale "Kramer contro Kramer", interpretata da Federica Di Martino e Daniele Pecci, amato volto della fiction televisiva.
Il terzo appuntamento esula dalla prosa per addentrarsi nell'affascinante e sensuale mondo del tango: farà tappa all'Apollo il 15 e 16 gennaio prossimi la Compagnia Argentina Roberto Herrera con musiche dal vivo.
Il 5 e 6 febbraio sarà la volta di un titolo che non manca mai nel cartellone dello Stabile: si tratta di"Miseria e nobiltà", di Eduardo Scarpetta. Protagonisti di questo allestimento sono il direttore dello Stabile, Geppy Gleijeses, Lello Arena, Marianella Bargilli ed il giovane crotonese Vincenzo Leto, al suo terzo anno di tournée in una produzione del Teatro Stabile.
L'appuntamento di San Valentino non ha nulla a che fare con il romanticismo, ma bensì con le risate: il 14 e 15 febbraio all'Apollo arriverà il duo comico televisivo Lillo & Greg con l'ultima produzione, dal titolo "Sketch and soda".
"Rumore di acque", lo spettacolo in programma per il 5 e 6 marzo affronta il tema a noi così vicino dei viaggi della speranza che compiono per mare gli immigrati. Affronta un tema contemporaneo, quello dell'utero in affitto, sebbene analizzato in chiave leggera, il penultimo spettacolo di questa stagione,"Questo bimbo a chi lo do?", interpretato da Eduardo Tartaglia e Veronica Mazza. Conclude la stagione Marisa Laurito, interprete di "Un giorno da signora", liberamente tratto da "Mme la Gimp, novella di Damon Runyon da cui Frank Capra trasse la versione cinematografica "Angeli con la pistola".
Invariati i prezzi dei biglietti: 22 e 20 euro rispettivamente per la poltronissima intera e ridotta, 15 e 13 euro per la poltrona intera e ridotta e 10 euro per la gallerina. E' in corso, presso il botteghino del teatro, la campagna abbonamenti e fino al 25 ottobre gli abbonati alla scorsa stagione potranno esercitare il diritto di prelazione sui posti loro assegnati lo scorso anno.

martedì 16 ottobre 2012

FRANCO BATTIATO Passacaglia


di Michele Nigro

Pochi giorni fa è uscito il singolo “Passacaglia” tratto dal nuovo album di inediti di Franco Battiato intitolato “Apriti Sesamo”.


Ancora una volta il cantautore siciliano fa da ponte tra antico e moderno, tra musica colta e musica popolare, traducendo in suoni contemporanei (suscitando già le perplessità di alcuni puristi e dei soliti nostalgici del periodo pre-sgalambrico) una forma musicale appartenente alla tradizione e che nel corso dei secoli è diventata un vero e proprio genere musicale: la passacaglia appunto. Battiato si è ispirato, rielaborandola sia dal punto di vista musicale che testuale, alla Passacaglia della vita di Stefano Landi (1587 – 1639), già rivisitata tempo fa, ma senza subire grandi trasformazioni, da un altro grande cantautore italiano: Angelo Branduardi.



Il concetto musicale di variazione, caratteristica fondamentale della passacaglia, è applicabile anche alla nostra vita. Il “passare la calle”, ovvero la strada, è un simbolo che non appartiene solo a coloro che vivono e lavorano in strada, i musicisti girovaghi e i viandanti, ma anche a tutti gli altri esseri viventi che si apprestano, come natura vuole, a lasciare questa vita terrena o più semplicemente a cambiare modo di vivere, evolvendo nel corso dell’esistenza. L’attraversamento quale simbolo di trasformazione di una vita, di una carriera artistica, di un passaggio esistenziale interiore… Anche la morte è un passaggio e non la fine di tutto, ma accettarla non è semplice. Tutto finisce: i governi, gli imperi, le ricchezze, l’interesse nei confronti di un lavoro o la passione per una persona amata, la vita. E la fine può giungere in qualsiasi momento, anche mentre stiamo facendo ciò che desideriamo (come si legge nel testo di Landi: Si more cantando, si more sonando [...] Si more danzando, bevendo, mangiando…).
Quella che segue è un’analisi del tutto personale del testo del brano “Passacaglia” di Franco Battiato e non rappresenta assolutamente un’esegesi definitiva che può compiere solo l’autore. O meglio, gli autori, dal momento che, come accade ormai da anni, la rielaborazione del testo è avvenuta in collaborazione con il filosofo siciliano Manlio Sgalambro. Da notare le parti del testo che ripropongono esattamente, soprattutto nell’incipit, alcuni passaggi della “Passacaglia della vita” di Landi e altre parti in cui Battiato in modo palese personalizza il testo, attingendo elementi dalla propria vita, nonostante il lavoro coautorato con Sgalambro.
Ah come ti inganni
se pensi che gli anni
non han da finire
è breve il gioire
i sani gli infermi
i bravi gli inermi
è un sogno la vita
che passi gradita.
Non importa come tu abbia trascorso la tua esistenza, se sia stato sano o malato, lavoratore o scansafatiche. Un’unica verità accomuna tutti gli esseri viventi e in particolar modo gli esseri umani dotati, a differenza degli altri esseri senzienti, di una coscienza: la vita non dura per sempre – siamo “Di passaggio”, cantava lo stesso Battiato anni fa – l’eventuale gioia che ne trai è breve ed è destinata a finire. Così breve e sfumata da sembrare un sogno; quindi cerca di viverla in maniera gradevole e se possibile utile dal punto di vista della crescita personale.
Vorrei tornare indietro
per rivedere il passato
per comprendere meglio
quello che abbiamo perduto
viviamo in un mondo orribile
siamo in cerca di un’esistenza.
Anche se ci sforziamo di vivere correttamente, veniamo spesso e volentieri colti dalla tentazione di voler tornare indietro, per rifare il percorso, per rivivere meglio periodi della nostra vita durante i quali l’istinto negativo ha prevalso sulla comprensione. Oppure, anche se non abbiamo compiuto gravi errori, semplicemente per rivedere meglio alcune scene che ci sono sfuggite e aiuterebbero a comprendere la nostra vita attuale. Siamo prigionieri del presente e spesso non siamo consapevoli di ciò che abbiamo perduto: gli autori, credo, in questo passaggio non si riferiscono solo a una perdita personale, legata all’arco esistenziale del singolo individuo, ma a un impoverimento dell’umanità che travalica la persona e coinvolge l’essere umano in generale. La regola del “guardarsi indietro” vale anche per l’uomo di altre epoche, ma sembra che l’assurda vita frenetica dell’uomo del terzo millennio abbia aggravato questa perdita di dati esistenziali. Infatti Battiato non esita a dichiarare che viviamo in un mondo orribile: e non si riferisce solo alle cattive notizie dei telegiornali ma allo stile di vita che abbiamo adottato, illudendoci di vivere. Vivere respirando e pagando le tasse non è vivere: la vera esistenza, quella che in pochi ormai cercano con impegno, è tutta un’altra cosa. Forse già la scelta di ricercare un’esistenza superiore sarebbe un segno positivo, rappresenterebbe un tentativo di allontanamento volontario dall’abbrutimento, anche se i risultati, per debolezza o disattenzione, non sempre sono garantiti.

martedì 9 ottobre 2012

EZIO SCARAMUZZINO - Racconta Scandale


Un libro autobiografico quello di Ezio Scaramuzzino , i racconti di una vita come ama definirli l'autore :“Scandale è per me “il paese dell’anima”,il punto di partenza e di arrivo dei miei ricordi,lo specchio e lo sfondo della mia vita”.
L’autore racconta e attraverso il racconto si percepisce  come un uomo di paese non smette mai di essere tale  vive e si ambienta altrove ma il paese se lo porta dentro  insieme  ai ricordi e alle immagini più belle :  emozioni, amori e dolori  .
Trentadue racconti ambientati a Scandale che danno l'opportunità a chi come me è del luogo di capire da dove veniamo, quali scenari e quali situazioni si vivevano in questo paesino fatto di persone semplici.
Un paese con una economia agricola fatta di povertà e di grandi sacrifici ,  ma dove gli abitanti hanno valori ben radicati e  un grande senso della famiglia oltre che un grande senso di appartenenza alla comunità ed al proprio rione, alla "ruva"   .
L’autore è un osservatore attento che scruta l'animo dei personaggi ( realmente esistiti),  veri  protagonisti dei racconti, regalandoci un'analisi accurata di ogni singolo personaggio, così si ha l'opportunità di entrare in contatto con persone che abbiamo in qualche modo conosciuto o delle quali  abbiamo  sentito parlare : Il medico Mauro, Ciccilluzzu, Giuvanni u sartu, il regista Castellani ,Romano Cizza ,Gatanu i Franchinu,.....
Violetta spensierata di Ezio Scaramuzzino è anche un libro sulle tradizioni paesane, che ci fà riscoprire le nostre radici e valorizzare la nostra cultura tradizionale,un libro anche sulle tradizioni della convivialità Scandalese e del Marchesato : "I luminari" . " i giochi della fanciullezza " "La vita nei bar "     "la strada"    "le piazze ".
Un libro  ben scritto che si legge tutto d'un fiato  ogni racconto si conclude con un velo d'ironia e umorismo,quasi un invito da parte dell'autore ad un sorriso, a sorridere della vita nonostante le avversità .   
Il libro del Prof. Ezio Scaramuzzino è stato pubblicato a settembre 2012 si può richiedere, dopo essersi registrati e pagando con carta di credito o carta prepagata, collegandosi al sito ilmiolibro.it -