Se possedete una biblioteca e un giardino, avete tutto ciò che vi serve. (Marco Tullio Cicerone)
La cultura è un bene primario come l’acqua; i teatri, le biblioteche e i cinema sono come tanti acquedotti. (Claudio Abbado) Le biblioteche immagazzinano l’energia che alimenta l’immaginazione. Si aprono finestre sul mondo e ci ispirano a esplorare e realizzare e contribuire a migliorare la qualità della nostra vita. Le biblioteche cambiano la vita in meglio. (Sidney Sheldon)
Perché per produrre bontà bisogna coltivare bellezza! “[...] che oggi tornare alla terra non è tornare alla miseria,ma tornare alla dignità e alla bellezza.”
Salvaguardare l’identità e la bellezza delle nostre campagne, facendo di tutto e adoperandosi coltivandole, nel rispetto ognuna della propria vocazione, significa continuare a produrre e a conservare un concetto di qualità, eredità della sapienza e dell’esperienza di chi ci ha preceduto.
In una dimensione che va nella direzione di omologare tutto, perdendosi poi nei meandri della tanto temuta globalizzazione, si inizia a far strada un manifesto nuovo, una nuova voglia di conoscenza, una sete di sapere “chi”, “dove” e “come” un determinato territorio. Nella ricerca di una dimensione più intima, più tangibile, più essenziale. Per dirla in una parola: locale.
In un periodo quale quello che stiamo vivendo, dove l’apparire ha superato di gran lunga l’essere, dove l’estetica ha preso il sopravvento sull’etica, e dove basta dirle le cose invece che farle, è necessario tornare a fare agricoltura. Utilizziamo non a caso il termine “fare” perché ci sono tanti modi di operare. Il nostro è quello vecchio, sano e genuino, dove fare agricoltura è sinonimo di “fare territorio”, un “fare” che sia condiviso e raccontato il più possibile, in una sorta di “agricoltura di servizio”che si contamini con nuove forme e nuovi contenuti, in una dimensione diversa.
In un mercato che ha ormai abbandonato la sua vecchia collocazione classica, anche la “vecchia” azienda agricola deve allargare i suoi confini classici, confini che da reali diventano virtuali.
Si chiama “ACROBATI” il nuovo disco uscito per Sony Music il 26 febbraio. E’ stato lo stesso Daniele ad annunciarlo ai suoi fan lo scorso 26 gennaio con queste parole: ”Sono 22 anni che faccio dischi, ma sono più emozionato che mai. Lo dico solo a voi, e poi magari lo negherò… ma credo sia la cosa più bella che ho fatto. Non vedo l’ora di farvelo sentire. Per adesso – però – posso almeno farvelo vedere!“. “ACROBATI” è un disco acrobatico anche per come è nato: da un iPhone pieno di appunti musicali, di idee, che partendo da uno studio di Lecce la scorsa estate, ha viaggiato fino a ritrovarsi al chiuso di una sala di registrazione dove si è fatto ascoltare germogliando e facendo germogliare un flusso inesauribile di musica. Jam che diventavano sessioni, armonie, melodie, break che si condensavano in canzoni. Musicisti in tondo a suonare ogni nota come se fosse sempre la prima e anche l’ultima, una serie di take fissate su hard disk che davano già il volto a un disco pieno di spunti, di idee, di libertà. Di acrobazia in acrobazia diciotto di queste canzoni si sono fatte avanti e si sono tuffate nel disco iniziando ad abitarlo, e rendendolo in poche settimane quello che è oggi: 74 minuti di musica, un piccolo mondo da esplorare e da ascoltare per quanto sa raccontarci. E quell’idea di equilibrio quasi perfetto tra reale e fantastico la si ritrova anche nella copertina “acrobatica” realizzata da Paolino De Francesco: da un ipotetico aeroplano si osserva un cielo tessuto di fili sottilissimi, in cui si muovono figure immerse nella loro straordinaria quotidianità, come a dire che quella di “camminare sul filo” è una pratica che riguarda, ogni giorno, tutti noi. Ma “ACROBATI” non sarebbe un disco di Daniele se questo “stare in bilico” non fosse affrontato con la giusta leggerezza e, soprattutto, con quell’ironia che da sempre contraddistingue la sua produzione.
E’ UN DISCO ACROBATICO ANCHE PER COME E’ NATO
Un album straordinariamente ricco di contenuti e di musica, da cui emergono limpidi l’entusiasmo e l’urgenza creativa di Daniele. Un sound potente, che spazia agilmente tra generi diversi, dal rock, al funky, dalla canzone d’autore all’elettronica. Il disco ha coinvolto più di quindici musicisti e vede alcuni featuring d’eccezione: Caparezza, che con Silvestri firma “La guerra del sale”, Diodato, Dellera, i Funky Pushertz, Diego Mancino. L’accoglienza ricevuta da “QUALI ALIBI”, il singolo che ha anticipato l’album, testimonia la grande attesa di pubblico e media. Il brano è entrato subito in alta rotazione nelle playlist dei maggiori network radiofonici mentre il videoclip ha totalizzato migliaia di visualizzazioni in poche ore. “ACROBATI” arriva a cinque anni da S.C.O.T.C.H. e dopo il grande riscontro avuto con “Il padrone della festa”, il progetto che l’ha visto protagonista assieme a Max Gazzè e Niccolò Fabi.
Questa la tracklist completa del disco: “La mia casa”, “Quali alibi”, “Acrobati“, “Pochi giorni” [feat. Diodato], “Un altro bicchiere” [feat. Dellera], “La mia routine”, “Così vicina“, “La verità“, “Pensieri“, “Monolocale“, “La guerra del sale“ [feat. Caparezza], “A dispetto dei pronostici“, “Come se“, “L’orologio“ [feat. Diego Mancino], “Bio-Boogie“ [feat. Funky Pushertz], “Tuttosport“, “Spengo la luce“ [feat. Dellera], “Alla fine“ [feat. Diodato].
Crollo delle nascite. Città abbandonate. Economia
immobile. E nessuna strategia. Un terzo del Paese è come dimenticato.
Desertificazione industriale. Assenza di risorse
umane, imprenditoriali e finanziarie. Rischio povertà. E crollo demografico:
«Nel 2014 al Sud si sono registrate solo 174 mila nascite, livello al minimo
storico registrato oltre 150 anni fa, durante l’Unità d’Italia: il Sud sarà
interessato nei prossimi anni da uno stravolgimento demografico, uno tsunami
dalle conseguenze imprevedibili». Sottosviluppo permanente. Prima della pausa
estiva il rapporto 2015 dello Svimez aveva fotografato la catastrofe del
Mezzogiorno dopo quasi settant’anni di Repubblica. Un paese povero in un paese
ricco, un paese immobile in un paese in trasformazione.
Nelle regioni del Sud
si viaggia in pullman e per arrivare a Matera, capitale della cultura europea 2019 si
prende la ferrovia appulo-lucana. Un mondo separato, per parafrasare Pier Paolo
Pasolini, che condiziona la fragile crescita italiana e il calo della
disoccupazione rivelato dall’Istat in questi giorni. Un mondo dimenticato,
sparito dalle mappe della politica italiana, terra di approdo per i migranti in
arrivo dall’Africa e alla deriva nel Mediterraneo, terra di fuga per le giovani
generazioni. Un mondo che sprofonda nell’illegalità e nel sopruso mafioso.
I Partiti sono chiamati a governare
i drammi e le emergenze dei tanti Sud d’Italia. Se lo sforzo dovesse fallire un
pezzo di elettorato meridionale, come in altre stagioni della storia
repubblicana, è pronto alla rivolta, al voto per il Movimento 5 Stelle, nella
scomparsa dei tradizionali referenti politici, la sinistra, la destra, il moderatismo. Per questo è sulla nuova
questione meridionale che si giocherà la vittoria o la sconfitta della
partitocrazia Italiana .
Umberto Eco ( 5 gennaio 1932, Alessandria -19 febbraio 2016, Milano)
Semiologo, filosofo e scrittore italiano. Saggista prolifico, ha scritto numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo.
“Di qualsiasi cosa i mass media si stanno occupando oggi, l’università se ne è occupata venti anni fa e quello di cui si occupa oggi l’università sarà riportato dai mass media tra vent’anni. Frequentare bene l’università vuol dire avere vent’anni di vantaggio. È la stessa ragione per cui saper leggere allunga la vita. Chi non legge ha solo la sua vita, che, vi assicuro, è pochissimo. Invece noi quando moriremo ci ricorderemo di aver attraversato il Rubicone con Cesare, di aver combattuto a Waterloo con Napoleone, di aver viaggiato con Gulliver e incontrato nani e giganti. Un piccolo compenso per la mancanza di immortalità. Auguri”. Da un discorso alle matricole del corso di laurea in Scienze della Comunicazione a Bologna nel 2009.