sabato 24 ottobre 2015

Gino Scalise

Gino  SCALISE (Poeta e scrittore)
Scandale  5.10.1926 -  19.10.2014



























Non c’è tempo da perdere
S’hai proposto
di fare un po’ di bene, 
lo devi fare subito.
Non c’è tempo da perdere!
Domani il tuo fratello
verrà forse a vedere
la fredda vuota mano 
di chi non ha saputo 
raccogliere il momento.
E sarà questo, forse,
il suo giudizio, severo,
seguendo la tua salma al cimitero.
 (Gino Scalise)

lunedì 19 ottobre 2015

Blowin in The Wind - Bob Dylan





BLOWIN IN THE WIND
BOB DYLAN

Quante strade deve percorrere un uomo
Prima che lo si possa chiamare uomo?
Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
Prima che possa riposare nella sabbia?
Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare
Prima che siano per sempre bandite?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quante volte un uomo deve guardare verso l'alto
Prima che riesca a vedere il cielo?
Sì, e quante orecchie deve avere un uomo
Prima che possa ascoltare la gente piangere?
Sì, e quante morti ci vorranno perchè egli sappia
Che troppe persone sono morte?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quanti anni può esistere una montagna
Prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
Prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
Fingendo di non vedere?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento  
La risposta sta soffiando nel vento

BLOWIN IN THE WIND
BOB DYLAN

How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
Yes, 'n' how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, 'n' how many times must the cannon balls fly
Before they're forever banned?
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.  

How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, 'n' how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, 'n' how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.

How many years can a mountain exist
Before it's washed to the sea?
Yes, 'n' how many years can some people exist
Before they're allowed to be free?
Yes, 'n' how many times can a man turn his head,
Pretending he just doesn't see?
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.

lunedì 12 ottobre 2015

Lou Palanca - Ti ho vista che ridevi -




 Tra migrazioni di ieri e di oggi, un viaggio ai confini della memoria personale e collettiva.

"Ti ho vista che ridevi' (Rubbettino) di Lou Palanca. Non il Palanca, Massimo, calciatore degli anni ’70-’80 che fece faville nel Catanzaro, ma un collettivo di scrittori composto da Fabio Cuzzola, Valerio De Nardo, Nicola Fiorita, Maura Ranieri e Danilo Colabraro che si rifà agli insegnamenti di Luther Blissett/Wu Ming e più in generale all’esperienza di quel New Italian Epic attorno a cui si è dibattuto aspramente negli ultimi anni.

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Ci sono storie di migrazioni interne dimenticate in un Paese come il nostro, alle prese con le nuove migrazioni. Storie di uomini e donne che altrove “hanno trovato una vita e ci si sono arrampicati sopra. Un’altra vita. L’unica possibile”. Da queste storie nasce “Ti ho vista che ridevi“, l’ultimo lavoro polifonico del collettivo calabrese Lou Palanca, edito dalla casa editrice Rubbettino.”Ti ho vista che ridevi” riconsegna alla Storia le storie delle contadine che negli anni Sessanta lasciavano la Calabria per le Langhe piemontesi, grazie a matrimoni combinati da abili bacialé, intermediari tra famiglie, molto famosi nel Piemonte dell’epoca.
Si tratta della seconda fatica editoriale di un collettivo di scrittori a geometria variabile, che ha esordito nel 2012 con “Blocco 52. Una storia scomparsa. Una città perduta“, racconto ispirato alla vicenda mai risolta dell’omicidio del sindacalista Luigi Silipo,freddato a Catanzaro il primo aprile 1965. Grazie ad un lavoro costante contro l’oblio e le reticenze, l’opera di Lou Palanca recupera alla memoria collettiva pezzi di Storia rimossi. Questo certosino lavoro di ricerca caratterizza anche “Ti ho vista che ridevi”, restituendo ai lettori storie lontane, sconosciute ma terribilmente attuali.
“Ti ho vista che ridevi” non ha un solo protagonista, ma diversi, eredità della scrittura a più mani. È possibile però riconoscere il cuore del racconto nel viaggio di Luigi, giornalista calabrese quarantenne, che da Riace si snoda fino alle Langhe piemontesi. Un viaggio iniziato con una lettera, in cui Luigi scopre che la donna che l’ha cresciuto non è sua madre. Un viaggio ai confini della memoria personale e collettiva, ma anche il viaggio interiore di un’esistenza fino ad allora priva di slanci. “Amore mio caro, quando leggi ‘sta lettera io non ci sono più. Ho una sorella che si chiama Dora e che è la vera mamma tua”: da queste righe parte un cammino lungo 200 pagine tra i Sud d’Italia e del mondo, tra migrazioni, donne, caporali, ‘ndrangheta e proteste No Tav. Lou Palanca non trascura nessuno dei temi cari alla sua scrittura, inserendo negli interstizi più impensabili della trama dell’opera piccole storie da una Calabria dimenticata. Ne è un esempio la vicenda del medico Ponziano Salerno,sequestrato dalla ‘ndrangheta nel 1986 e rilasciato dopo mesi di prigionia, o quella di Ciccio Giugno, il partigiano calabreseche ricorda il personaggio calviniano de “Il sentiero dei nidi di ragno”.
Ma “Ti ho vista che ridevi” è soprattutto una storia di migrazioni. Il destino di migranti ha toccato da sempre i calabresi: migranti per povertà, guerre e disgrazie. Quella dell’emigrazione matrimoniale è forse un pezzo di storia delle migrazioni meno conosciuto, che Lou Palanca tratteggia sul volto di Dora, sulla scia del lavoro di Nuto Revelli e del suo “L’anello forte”.
Il racconto parte da Riace, negli anni delle lotte contadine, e il cerchio si chiude nella Riace di oggi, miracolo dell’accoglienza nel cuore di una Calabria sempre più povera di risorse, di nascite, di futuro. Il borgo incastonato tra le Crete della costa ionica, ospita oggi 400 persone tra richiedenti asilo e rifugiati, impegnate in progetti che hanno dato nuovi stimoli all’economia locale, in un paese che fino a qualche anno fa rischiava di scomparire: un’invasione salvifica, miracolo di integrazione e di sviluppo economico, proprio come accadde nelle Langhe di 50 anni fa. Perché, come scrive Carlo Petrini nella prefazione, alla fine “ci salvano gli altri, sempre”.

di 

lunedì 21 settembre 2015

Spaghetti alla chitarra ai funghi rositi della Sila


Questo primo piatto che vi presentiamo è tipico della tradizione culinaria calabrese. Il lactarius deliciosus, definito anche “rosito della Sila”, è uno dei funghi più saporiti e profumati che nasce in Calabria.
Viene utilizzato nel periodo autunnale nella preparazione di varie pietanze regionali, tra le quali vi è appunto “gli spaghetti alla chitarra con i funghi rositi“.


Ingredienti per 4 persone
  • 350 gr. di spaghetti alla chitarra

  • 6 funghi rositi

  • 5 pomodorini

  • 5 cucchiai di olio extravergine d’oliva

  • 1 piccola cipolla bianca

  • sale e prezzemolo q.b.
PreparazioneIn una padella soffriggere la cipolla tritata nell’olio, aggiungere i funghi rositi, dopo averli puliti e sbollentati per un pò, ridurli a pezzetti e far cuocere aggiungendo i pomodorini, dopo averli privati della buccia e dei semi; aggiungere sale e prezzemolo tritato quanto basta.
In una pentola a parte cuocere gli spaghetti, scolarli quando sono al dente, versarli nella padella dei funghi, rigirare il tutto a fuoco medio per pochi secondi. Servire.

giovedì 27 agosto 2015

Donne di Bagnara Calabra -

                                            (Donna Nina Ianni detta Roccantoni)


Quando gli ordini li dava donna
“Nina ‘a Roccantoni” 

di Pasquale Patamia - 

L’incredibile vita della “bagnarota” che trasformò il commercio - Le donne di
Bagnara giravano l’Italia, scalze, con i soli scaldamuscoli ed una cesta a sponde
basse in bilico sulla testa con i pesci o i lupini che andavano a vendere fino a
Trieste! Si dedicarono dopo molto attivamente al contrabbando del sale dalla
Sicilia al resto della penisola
GIOIA TAURO - Agli inizi degli anni 30, intere famiglie
di bagnaroti, composte prevalentemente da donne, vennero
ad allargare la piccola comunità dei pescatori gioiesi
spostandosi da Bagnara a Gioia Tauro (trasportando le
proprie masserizie con la barca via mare) attratte dalla
sviluppatis-sima attività marinara di Gioia Tauro, all’epoca
tra le più fiorente del basso tirreno.
Ascoltando i racconti che fanno riferimento ad oltre
mezzo secolo fa, emerge nella cultura della marineria di
Gioia Tauro, la figura femminile delle Bagnarote, di rilevante
importanza, in una debole economia come quella
gioiese, in cui il commercio del pesce era nelle loro mani, e
grazie alla loro intraprendenza, la principale fonte di reddito.
A Za’ Sara, donna Nina , personaggi straordinari realmente
esistiti,che hanno segnato un’epoca e che riassumono
tutte le meravigliose caratteristiche delle
“bagnarote”.



Figure indelebili nel cuore e nella mente di ogni gioiese.
Donne dotate di grande forza fisica e d’animo, animate da
un forte spirito imprenditoriale, instancabili lavoratrici nel
campo del commercio ittico; queste donne sia nel territorio
gioiese che in quello
dell’intera provincia, nel
corso degli anni, sono state
decantate da scrittori e
poeti che restavano
affascinati ed incantati solo
a vederle operare.
Donna Nina Ianni, più
comunemente chiamata
donna Nina ‘a Roccantoni,
per via del fatto che le venne
aggiunto il nome del padre, appunto Roccantonio
Musumeci, uomo di mon-do,eroico quanto audace pescatore
di Bagnara.
In particolare,donna Nina ‘a Roccantoni , figlia prediletta
del padre , narrata in diversi saggi e poesie a lei dedicate
da una delle sue più grandi ammiratrici,l’illustre scrittrice
gioiese Francesca Balsamo De Luca ,rappresenta l’ultima
testimone di un’entità etnica, ricca di tradizioni, usi e costumi
ora fatalmente cancellati dal dilagante consumismo
che ha spogliato questa minoranza di tutte le tradizioni.
Donna Nina può essere considerata, a buon diritto,
l’antesignana dell’emancipazione femminile per le sue capacità
imprenditoriali, sia come ar-matrice di un peschereccio,
sia come titolare di una
piccola industria, operante
su larga scala nella vendita
al dettaglio del pesce fresco
e della conservazione
del pesce salato,la cosiddetta
“salamoia”, ubicata
fino agli anni 80 ,alla marina
poco lontano dal
pontile.
Questa artigianale industria
di conservazione, la cui tanta manodopera impiegata,
maggiormente femminile, impegnata in questa lavorazione
che consisteva nel conservare il pesce (sarde, alici e tonni
esclusivamente fornite dalla nostra fiorente marineria) mediante
salatura. Un’attività che divenne una delle più importanti
fonti economiche della città che, nel frattempo, si
proponeva come punto di riferimento nella conservazione
del pesce salato.
Tale florida attività, creata e portata avanti dalla straordinaria
lungimiranza di donna Ni-na, sviluppava un significativo
indotto coinvolgendo centinaia di altre donne che trovavano
in questo lavoro i mezzi di sostentamento delle loro
famiglie.

La leggenda voleva che a Bagnara mentre le donne
giravano l’Italia per lavorare con le loro ceste di
mercanzia in bilico sulla testa, gli uomini rimanevano
a casa a fare le faccende domestiche.-
In effetti non era vero dal momento che gli uomini la
notte erano per mare a pescare e poi tornavano
all’alba a casa e dormivano, per cui dopo, quando si
alzavano curavano le faccende di casa!

mercoledì 26 agosto 2015

Alessandro Mannarino chiude il nuovo tour in Sila -










Non poteva che terminare “al Monte” il nuovo tour di Alessandro Mannarino. A Monte Curcio, per l’esattezza, dove il 13 settembre il cantautore romano chiuderà il suo #Corde2015, un tour che a partire dal 4 luglio toccherà 15 tappe lungo tutto lo Stivale. Lo scenario è quello incantato di Camigliatello Silano dove un anno fa Vinicio Capossela ha radunato 2000 persone a 1800 metri di altezza per il concerto del demone meridiano. Una piccola Woodstock che probabilmente si ripeterà con il concerto di Alessandro Mannarino, anche esso inserito nel contenitore della Sila suona Bee. Mannarino è infatti da anni abituato ai grandi numeri, il tour estivo del 2014, Al Monte live, ha fatto registrare oltre 40mila presenze, successo bissato nei teatri.
Nuovi arrangiamenti e nuovo spettacolo, protagoniste assolute, le corde, ovviamente. Le chitarre sono suonate da Tony Canto (già produttore artistico del cantautore), Alessandro Chimienti e Alessandro Mannarino. Nicolò Pagani al contrabasso. Francesco Arcuri, polistrumentista, suonerà il violoncello, la sega sonora, alcune percussioni e si occuperà della parte elettronica. Al violino, tamburo battente e voce femminile, Lavinia Mancusi. Gli strumenti a corde si appoggeranno sulle ritmiche del percussionista polistrumentista Daniele Leucci. Quello che cercherò di fare – ha raccontato Mannarino a Repubblica – sarà soprattutto far risuonare le Corde profonde degli spettatori, attraverso quei suoni organici e vivi che escono fuori dalle vibrazioni dei legni e di chi li suona. Uno strumento biologico, come una chitarra, un tamburo o un violino, somiglia molto a un corpo umano, teme il freddo e il caldo, parla piano e urla forte, sa cantare a piena voce e sa anche sussurrare. Questi pezzi di legno, pelle, corde si incastrano bene con gli esseri umani e sono strumenti in grado di tradurre meglio di altri l’anima in suono“.
                                              

venerdì 21 agosto 2015

Fabrizio De andre' Sogno n° 1

Sogno n.1 è il nuovo album firmato sogno n1 de andreFabrizio De André. 
Sogno n.1, infatti, è il titolo di un’opera che va ad omaggiare il grande Fabrizio De André e realizzata in modo davvero particolare: la voce del grande cantautore italiano è accompagnata dalla London Symphony Orchestra, diretta da Geoff Westley (uno dei più grandi maestri e produttori di musica).
In una conferenza stampa a Milano, Dori Ghezzi  e Geoff Westley presentavano il disco: Sogno N°1, un omaggio alla voce e alle canzoni di Fabrizio De André. È facile capire come le canzoni del cantautore siano state ovviamente reinterpretate e rivisitate in chiave classica.
Parlando del disco Geoff Westley spiega che l’album è basato sulle musiche di De André; sono state prese le parti cantate, ovviamente con un tempo diverso dalle partiture musicali classiche, dalle quali poi il maestro ha fatto un lavoro di estrapolazione di ogni sillaba e accento, così da poter sfruttare a pieno la voce del cantautore nella nuova versione musicale.